Fioroni promuove la Moratti: «Non cancellerò la sua riforma»

Intervista al ministro dell’Istruzione deciso a rivalutare alcuni dei «cavalli di battaglia» del suo predecessore

Augusto Pozzoli

da Milano

Molti credevano che il neoministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni - non appena insediatosi nel dicastero di viale Trastevere - si sarebbe precipitato a demolire la riforma Moratti a colpi di piccone. Almeno, così pensavano (speravano?) alcuni dei suoi alleati della maggioranza di governo.
Invece no, Fioroni non solo non ha usato il piccone, ma si è concentrato su una puntuale analisi dei «pro e contro» di quanto fatto dal suo predecessore. E i «pro» individuati sono diversi.
Un esempio? La netta presa di posizione del ministro Fioroni rispetto «al biennio dopo la scuola dell’obbligo che sarà unitario, come scritto nel programma di governo». «Unitario, e non unico, come invece vorrebbe una consistente area della maggioranza», ha tenuto a precisare Fioroni.
Questo significa in pratica che l’assolvimento dell’obbligo scolastico potrà avvenire anche nei corsi professionali regionali. Un punto che, da ministro del Miur, proprio Letizia Moratti aveva posto chiaramente nella sua riforma e che era diventato uno degli argomenti di contestazione al suo progetto di scuola. Fioroni, al termine di una tavola rotonda svoltasi al Festival nazionale della Margherita a Caorle sui sistemi di formazione regionali, ha praticamente sostenuto la stessa tesi. Una risposta a distanza con chi nelle maggioranza, soprattutto ai Festival dell’Unità, continua a riproporre lo stravolgimento della riforma delle superiori varata dal precedente governo. Al contrario l’atteggiamento di Fioroni sembra andare nella direzione opposta, evitando cioè di procedere sulla strada della cancellazione dell’intera riforma Moratti». «Salverò ciò che di buono c’è nella sua riforma», ha sottolineato Fioroni. Non a caso la linea dell’attuale ministro è, nella sostanza, un ritorno all’ipotesi del doppio canale di «morattiana» memoria: una consistente fascia di giovani che si iscrive alle superiori è infatti destinata all’insuccesso scolastico, e per loro un corso di formazione professionale può essere la soluzione più idonea.
Una tesi su cui è facile prevedere un duro scontro all’interno della stessa maggioranza di governo. Giuseppe Fioroni è comunque deciso: «Nei prossimi mesi – dice – concluderò la fase di ascolto delle scuole e dei suoi operatori, quindi definiremo il profilo dei corsi della scuola del secondo ciclo. È uno degli obiettivi che intendo raggiungere entro il prossimo anno scolastico». Forse si tratta dell’impegno più gravoso e più insidioso che l’aspetta perché dovrà convincere a seguirlo una consistente parte della stessa maggioranza tuttora su posizioni ben diverse. Ma non sarà questa l’unica difficoltà che aspetta il ministro della pubblica istruzione.
«Penso alla sicurezza – continua Fioroni -. Quella degli edifici scolastici innanzitutto. Non è possibile che da quarant’anni si proroghi l’applicazione delle norme che impongono che le strutture scolastiche siano in ordine. E poi la sicurezza del posto di lavoro dei precari».
Facile a dirsi, ma le risorse finanziarie per attuare queste cose? Fioroni risponde senza perplessità: «Tutti si riempiono la bocca dicendo che la scuola è una priorità nazionale – dice –. Bisogna passare dalle parole ai fatti. Le risorse dovranno essere trovate in qualsiasi modo».
Alla vigilia della ripresa delle lezioni il ministro dell’Istruzione vuole lanciare un segnale rasserenante: «Lavorerò per ridare tranquillità al mondo della scuola. Per restituire la tranquillità quotidiana di chi deve stare coi ragazzi e farli crescere. La mia aspirazione è liberare la scuola da tutte le conflittualità che deteriorano i rapporti fra tutte le diverse componenti, eitando ogni forma di ideologizzazione».