Firenze: bimbi down usati per avere voti

Il candidato sindaco Renzi, l'Obama del Pd, si è appena affacciato alla ribalta ma può già permettersi tutto. Il volto di un ragazzo down, Edoardo, in un cartellone elettorale

Sui muri di Firenze è appesa la bellissima faccia di un ragazzo italiano, sorridente e sereno, per niente segnato dalla gnagnera depressiva che ultimamente ha listato a lutto i volti degli altri italiani, soprattutto di quelli che vivono la crisi solo per sentito dire. Questo simpaticissimo ragazzo italiano, contento nonostante la congiuntura pessima, si chiama Edoardo. Il suo ritratto, oltre a trasmettere tenerezza, dice che è down. In questo caso, fa da testimonial per una campagna pubblicitaria molto particolare. Non è la solita idea strizzabudella di Oliviero Toscani: è un’affissione elettorale di Matteo Renzi, candidato sindaco. Lo slogan, pure quello, induce all’ottimismo: «È primavera, Firenze». Come a Praga, nel 1968, prima dei carrarmati russi.

Eviterei fermamente la prima considerazione che si alzerà subito dall’altra sponda, del tipo «cosa diremmo se fosse Silvio a usare i ragazzi down per la campagna elettorale?». Anche se conosciamo la risposta, proviamo a spingerci oltre, concedendo a Renzi la buona fede (l’idea che cinicamente usi l’handicap per un bieco calcolo di percentuali alle urne lo inchioderebbe, lui credente, al più implacabile dei giudizi). Diamogliela per buona, allora: vuole davvero che Edoardo, il bellissimo ragazzo down, sia in primo piano nel suo programma di sindaco, com’è in primo piano nel manifesto. Però la sensazione non cambia: comunque, quel manifesto trasmette qualcosa di fastidioso e di sgradevole. La colpa, probabilmente, è della politica in senso lato, così come ormai è vissuta in periferia: abituata a buttare dentro di tutto e a tritare tutto, dagli anziani alle donne, dai bambini agli immigrati, come in un grande Girmi, non consente neppure stavolta di apprezzare candidamente l’arruolamento pubblicitario di Edoardo.

Eppure, i tempi sono quelli che sono: Matteo Renzi, senza avere ancora combinato niente di memorabile, può già permettersi questo ed altro. Il candidato sindaco è solo l’ultimo rampollo di quella intramontabile epopea italiana tristemente nota come «nuovo che avanza». Anche lui, puntualissimo: è la novità che ribalta tutti gli schemi. Per una certa Italia, ansiosamente in attesa dell’Obama bianco, Renzi è già capace di aprire il Mar Rosso e camminarci dentro con il suo popolo. E se solo gli capitano fra le mani due pani e due pesci...

Con queste credenziali, con questo carisma preventivo, anche l’idea del ragazzo down passerà per geniale. Renzi forever. Come Soru: profilo messianico e capacità taumaturgiche, era il Mosè pronto a riportare la sinistra al suo posto di stirpe eletta. Visto com’è finito, l’hanno già rimosso e dimenticato. Adesso tocca a Renzi. E lui, che per definizione sta in odore di santità, dunque fa solo cose buone e giuste, si gioca la briscola di Edoardo. Unico a poterselo permettere. Nessun altro, oggigiorno, in Italia, potrebbe anche solo pensare di utilizzare il ragazzo down per la campagna elettorale. Sarebbe subito chiamato a rispondere davanti al sommo tribunale del moralismo. In questo senso, per semplificare, può tornare utile la domanda più elementare: se l’avessero azzardato la Moratti o Formigoni, Alemanno o il famigerato Scapagnini, che avremmo detto, tutti quanti?

Poi ci si capisce: volesse davvero il cielo che la politica finalmente si occupasse in modo serio, convinto, realista, degli handicappati. Troppe volte questi italiani sono serviti a cesellare bellissimi discorsi programmatici, come cavalli di Troia per entrare nella pietà e nelle emozioni degli elettori, salvo diventare poi l’ultima marginalità di qualunque gestione politica. Gli anni passano, l’umanità progredisce, le conquiste si accumulano, ma ancora oggi il ragazzo handicappato resta quello che era trenta, cinquanta, cent’anni fa: un enorme problema, benché vissuto con l’amore più sconfinato, per la sua famiglia. Cara grazia quando si trova un Comune sensibile, un’assistente sociale di buonsenso, un insegnante di sostegno generoso e leale. Ma è solo una questione di pura fortuna. Il più delle volte, ancora oggi, la lotteria infligge umiliazioni, sconfitte, vergogne. Cioè nuovo dolore, dove di dolore ce n’è già abbastanza.

Il sindaco Renzi, se mai sarà sindaco, avrebbe il dovere, lui come tutti gli altri amministratori pubblici, di fare molto per gli Edoardo d’Italia. Prima di metterli sul manifesto, dovrebbe metterli al centro delle decisioni quotidiane. Perché Edoardo e tutti gli altri Edoardi possano vivere una vita davvero degna, dignitosa, rispettata. Il sogno? Il sogno sarebbe che dopo cinque anni di legislatura – dopo, non prima –, in un qualunque Comune d’Italia, comparisse improvvisamente un manifesto senza simbolo di partito, con un Edoardo che sorride. Un manifesto questa volta firmato dai genitori, non da un candidato. Sì, una bella faccia di Edoardo, un grande sorriso sincero, e due parole che non c’entrano più niente con gli slogan. Due parole semplici, che valgono più di qualunque marketing elettorale: «Grazie, sindaco».