Firenze è tra le grandi Il Milan in coppa Uefa

A Torino Osvaldo, il &quot;sosia&quot; di Batistuta, realizza un eurogol di rovesciata e trascina i viola in Champions League. Inutile la <strong><a href="/a.pic1?ID=262680">goleada del Milan</a></strong> contro l'Udinese

Torino - L’uomo della Provvidenza della Fiorentina si chiama Pablo Daniel Osvaldo, nato a Buenos Aires 22 anni fa ma italiano di passaporto al punto che in estate andrà con ogni probabilità a giocare le Olimpiadi vestendo l’azzurro. Siccome però le origini non si dimenticano, il buon Pablo ha deciso da qualche tempo a questa parte di festeggiare i suoi gol facendo il gesto della mitragliatrice tanto caro a Batistuta, uno che a Firenze ha lasciato il segno. Ieri, la sua sventagliata a Torino intendeva festeggiare la rete che ha permesso alla Fiorentina di qualificarsi per i preliminari di Champions League. Una rete straordinaria, una rovesciata d’altri tempi: «Il gol più bello e importante della mia carriera - ha detto lui alla fine, occhioni che brillavano e l’inconfondibile accento sudamericano -. Ancora non ci credo, giuro: pochi minuti prima del fischio finale mi veniva da piangere, è una gioia grandissima».

Torino gli porta bene: qui aveva segnato anche contro la Juve sia nello scorso campionato di serie B, quando lui giocava nel Lecce, sia lo scorso 2 marzo, in pieno recupero, quando la squadra di Prandelli si impose 3-2. E, anche allora, avanti con la mitragliata. Eppure fino a quel momento erano stati assalti incrociati. Alla faccia della combine paventata, le occasioni si erano sprecate, con Sereni e Frey migliori in campo. Pazzini, Santana, Stellone e Diana avevano dovuto inchinarsi. A dire il vero, Diana aveva anche esultato, ma il suo gol era stato annullato per fuorigioco. Nel frattempo da San Siro giungeva eco della rimonta milanista e la paura cominiciava a farsi largo tra i viola. Fino alla mitragliata.

Quella mitragliata che permette a Prandelli di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Adesso speriamo non succeda nulla e che ci si possa godere questo traguardo - spiega, riferendosi alla qualificazione in Champions già ottenuta tre anni fa e poi vanificata dalle sentenze di Calciopoli -. Ho avuto paura di non farcela, lo ammetto: Sereni parava di tutto e noi eravamo tesi. Poi fortunatamente Osvaldo ha inventato un gol incredibile ed è cambiata la stagione per tutti. A me però non piace questo tipo di mentalità: dopo una stagione del genere, gli elogi li avremmo meritati comunque. Se vogliamo davvero cambiare il calcio, la valutazione di una stagione non può dipendere da un gol sbagliato o da un rigore segnato. Adesso, in ogni caso, viene il bello: possiamo fare ancora di più». E, se c’è un momento chiave da identificare, si fa in fretta a trovarlo: «Domenica scorsa, quando il Napoli ha segnato, il nostro pubblico ci ha spinti alla rimonta».

La festa è stata completata ieri, prima a Torino in uno stadio gemellato che ha permesso a tutti di vivere in un’atmosfera poco comune in Italia, poi a Firenze dove la squadra è stata festeggiata all’interno del «Franchi». Tutti contenti anche in casa Toro: De Biasi, per festeggiare la salvezza, si recherà a Superga in bicicletta.