A Firenze il Milan ritrova Gilardino. E basta

nostro inviato a Firenze

Il quarto pareggio consecutivo del Milan non è un granché ma a volte è con i piccoli passi che si riescono a compiere le grandi traversate del deserto. Non c’è allora da celebrare il 2 a 2 raccolto ieri sera al culmine dell’ultimo assalto allo sgangherato fortino fiorentino ma forse è il caso di accogliere con un «ecce bomber» il rifiorire di Alberto Gilardino. Centravanti della Nazionale in palese ribasso e del Milan in crisi conclamata, reduce dall’errore dal dischetto di domenica scorsa contro il Toro, invece di deprimersi e di finire col morale sotto i tacchi, il giovanotto di Biella mostra un grande spirito di reazione e trascina il suo Milan «sbrindellato» al pareggio che vale una boccata d’ossigeno rispetto alla sconfitta maturata fino ai titoli di coda. A furia di iniezioni di fiducia e dimostrazioni di stima (la stessa tecnica utilizzata con il primo Crespo a Parma, con Del Piero a Torino) da parte di Ancelotti, Gilardino non è più un peso, una zavorra ma il sontuoso terminale che costò la bellezza di 24 milioni di euro diciotto mesi fa. Al primo lancio come si deve (un tocco di esterno di Brocchi, mentre gli sciaugurati Ujfalusi e Kroldrup sbagliano ciò che non si può sbagliare), Gilardino timbra il cartellino bruciando Frey lento nell’uscir di casa. All’ultimo corner della sera (calciato fuori dal solco bianco), di testa, sempre Gilardino ribattezzato Aladino anticipa ancora Kroldrup e tocca il giusto per scodellare il secondo gol, prima doppietta di una stagione magrissima (quinto sigillo).
Se Gilardino evita al Milan il quinto castigo e uno scivolone pericoloso in classifica, Mutu prova a far decollare la Fiorentina alla ricerca di un sorpasso che per una sera può far dimenticare le angosce dell’estate e le sconclusionate affermazioni di Guido Rossi. Mutu è l’uomo in più di Prandelli, incide meglio di Toni: che errore quello commesso dalla Juve del dopo Moggi averlo scambiato con Bojinov. Il romeno qui mette a ferro e fuoco l’incerta difesa del Milan, la trafigge prima su rigore e poi in contropiede con un destro che è una perfezione stilistica al termine di un contropiede da antologia. Non solo. Mette in azione Toni, rincula per favorire il centrocampo, rincorre chiunque e litiga col primo milanista a portata per dimostrare che non è solo un attaccante dal gol facile. È anche qualcosa di più, una sorta di leader del gioco, al pari di Liverani che sta diventando il Pirlo di Firenze.
Peccato che entrambe le due squadre segnate da «Moggiopoli» non riescano a schierare una difesa decente, all’altezza della situazione e delle rispettive ambizioni. Quella dei viola non è granché già sulla carta: Ujfalusi e Kroldrup sono una ditta scellerata, sbagliano in coppia sul primo gol di Gilardino, il danese fa di peggio in occasione del 2 a 2. Prandelli deve arrangiarsi con i mezzi a disposizione. Solo Ancelotti può sperare che la sosta natalizia ridia vigore a Maldini e Costacurta, magari contribuisca a recuperare anche Nesta perché Simic è uno scempio e Kaladze, in ritardo di condizione, deve colmare troppe lacune. A sentire le voci di dentro sta per arrivare, all’apertura del mercato, il terzino laziale Massimo Oddo: c’è un accordo di massima tra Galliani e Lotito (8 milioni di euro più la metà di Foggia) che dev’essere perfezionato. C’è un altro difetto, scoperto ieri nel Milan allestito da Ancelotti, e bisogna segnalarlo per tempo: la squadra non sembra affatto adatta a praticare il 4-4-2 e non tanto perché non ha l’esterno sinistro di riferimento. Non copre meglio finché Gattuso è alle prese con la rieducazione e in particolare non gode delle veloci ripartente di Kakà. Il brasiliano, con Gattuso, è protagonista di un siparietto in cui si sfiora la rissa. Segno dei tempi e delle tensioni che stravolgono persino un bravo ragazzo come Riccardino.