Firenze, pm all’assalto Indagati un assessore e il candidato sindaco

Marco Bastiani

FirenzeI carabinieri del Ros ieri hanno perquisito uffici e abitazioni del candidato a sindaco del Comune di Firenze, l’assessore alla sicurezza sociale Graziano Cioni, e dell’assessore all’urbanistica Gianni Biagi. I militari hanno messo le mani su archivi e sequestrato computer. Per i due assessori comunali la procura di Firenze ipotizza il reato di corruzione. Sotto accusa anche Salvatore Ligresti, sospettato di concorso in corruzione. Ligresti è a capo del gruppo proprietario di Fondiaria-Sai, la compagnia assicurativa che tra i suoi beni ha anche la piana di Castello (recentemente alla ribalta della cronaca per la possibile ubicazione al suo interno del nuovo stadio cittadino).
Nel mirino degli inquirenti gli interventi relativi allo sviluppo urbanistico della piana di Castello, un’area di circa 80 ettari di terreni situati alla periferia nord di Firenze. Coinvolto nell’inchiesta anche l’avvocato Fausto Rapisarda, uomo di Ligresti a Firenze, e altre 3 persone fra tecnici e progettisti. Gli indagati, secondo i pm, avrebbero agito per procurare vantaggi economici di vario tipo collegati alla destinazione dei terreni di Castello. Il punto di partenza è una convenzione urbanistica stipulata il 18 aprile 2005 tra Comune e «Consorzio Castello». Abitazioni, negozi, due alberghi, piazze, nuove strade, impianti sportivi: queste le previsioni edilizie sulla carta.
Il gruppo Fondiaria-Sai esprime in una nota «piena fiducia nell’attività della magistratura, certa che nelle sedi competenti sarà acclarata la piena legittimità e correttezza del proprio operato». Per gli assessori Cioni e Biagi, gli avvocati Pier Matteo Lucibello e Annalisa Parenti hanno affermato che «i decreti di perquisizione sono stati motivati da un generico sospetto del reato di corruzione». Per la procura, però, «Biagi adottava iniziative e provvedimenti in contrasto con gli interessi pubblici dell’ente di appartenenza», per aver ricevuto «la promessa di utilità economiche e non economiche, per sé e per altri». Cioni, invece, avrebbe commesso corruzione perché «ometteva di astenersi da ogni decisione inerente l’approvazione e la concreta esecuzione alla convenzione urbanistica e il consorzio Castello».