Firenze, prove tecniche di dialogo tra religioni

Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli: «C’è spazio per trovare soluzioni comuni sui temi sociali»

Marco Gemelli

da Firenze

«Dobbiamo lavorare, pregare, avere pazienza e con la grazia di Dio tutto andrà bene»: è con queste parole che Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, ha voluto sottolineare il proseguimento del cammino delle chiese cattoliche verso l'unità. Firenze fa dunque da cornice a un passaggio importante per il dialogo interreligioso. L'occasione è stata la 10ª edizione del «Premio Galileo 2000», il gran galà a Palazzo Pitti che quest'anno ha voluto ricomporre l'effimero e il profondo, mondanità e religione. Nel cortile dell'Ammannati hanno preso posto, oltre a Bartolomeo I, il cardinale fiorentino Ennio Antonelli, Vickent Aykazian (vescovo della Chiesa Armena d'America e presidente del Consiglio nazionale delle Chiese di Cristo degli Usa), René-Samuel Sirat (rabbino capo del concistoro centrale di Francia e vicepresidente della Conferenza Rabbini europei) e il professor Housein Kademi. Seduti allo stesso tavolo, dunque, i rappresentanti religiosi delle tre Chiese abramitiche hanno creato un momento di dialogo tra le fedi, di importanza vitale in un periodo in cui in nome della religione si muovono guerre e attentati. «Il nostro patriarcato - ha aggiunto Bartolomeo I - è convinto della necessità del dialogo interreligioso, visto come un dono divino, e ha già iniziato un ciclo di dieci incontri con il mondo musulmano e quello ebraico. Non entriamo nelle questioni teologiche e dottrinali, perché non è facile avere visioni comuni, ma c'è ampio spazio per parlare e trovare soluzioni comuni su temi sociali che ci riguardano tutti nonostante le differenze di fede. Nel 1920 una nostra enciclica indirizzata al mondo cristiano ha lanciato la proposta di lavorare insieme sui temi sociali, ed essa è ancora oggi considerata la carta del dialogo ecumenico». In attesa che sia lo stesso Papa Ratzinger a scendere personalmente in campo: «Aspettiamo con gioia a Istanbul - ha sottolineato Bartolomeo I - l'arrivo di Papa Benedetto XVI, a novembre. Sarà una tappa importante per il dialogo ecumenico». Una visita «aiutata» - secondo il presidente della commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo monsignor Vincenzo Paglia - dal martirio di Don Andrea Santoro, il prete cattolico ucciso in Turchia pochi mesi fa da un fanatico islamico. L'idea di Europa come di una «anomalia storica» è stato invece alla base dell'intervento del cardinale Antonelli: «Il nostro continente - ha spiegato l'arcivescovo fiorentino - è stato il primo ad essere cristianizzato e il primo a vedere la secolarizzazione». Il motivo? «Potrebbe essere una reazione a un clericalismo eccessivo nei secoli passati» ha risposto il porporato, ricordando che da settembre tutte le diocesi italiane celebreranno la Giornata per la salvaguardia del creato, voluta proprio da Bartolomeo I.
A conclusione dell'incontro, organizzato dalla Fondazione Premio Galileo 2000 presieduta da Alfonso De Virgiliis, spazio alle celebrazioni e alla mondanità: a Palazzo Pitti sono arrivati, accolti da un bagno di folla, le attrici Sophia Loren e Irene Papas, il maestro Zubin Mehta, la regina Margrethe di Danimarca. A ricevere il premio - che ogni anno porta in riva all'Arno ospiti da tutto il mondo - sono stati il Patriarca Bartolomeo I, il regista giapponese Takeshi Kitano, il cantante lirico Ruggero Raimondi, il direttore d'orchestra Carlo Ponti jr, l'imprenditore Roberto Colaninno, Irene Papas e il Royal Danish Ballet. La consegna dei riconoscimenti ha avuto un seguito con una cena di gala per 700 invitati e una festa rinascimentale, con l'arrivo del corteo del calcio storico fiorentino, figuranti e danzatori che alla luce delle fiaccole hanno rinnovato i rituali degli antichi festeggiamenti di gusto mediceo.