Firenze, saranno i magistrati a decidere le primarie del Pd

Vista da qui, dall’ennesima inchiesta sulla politica del cemento, la vicenda è ancora più impietosa. Era il 20 agosto scorso quando Walter Veltroni annunciava fiero che dalla Festa Democratica di Firenze, la prima nazionale, sarebbe arrivato «il segno nuovo che vogliamo dare all’Italia». Due mesi dopo, il Pd più vecchio non potrebbe apparire, le coltellate interne intrecciate con un’inchiesta che coinvolge tre candidati su quattro alle primarie per il post Leonardo Domenici.
C’è Graziano Cioni l’assessore alla Sicurezza che ha costruito la sua immagine di «duro a sinistra» con l’ordinanza anti lavavetri: indagato per corruzione e violenza privata. C’è il capogruppo del Pd Arturo Formigli, primo firmatario della candidatura di Lapo Pistelli: non è indagato ma compare nelle intercettazioni. E c’è Matteo Renzi il presidente della Provincia, fuori dall’inchiesta ma citato nei faldoni. L’ordinanza con la quale il gip Rosario Lupo firma il sequestro di 168 ettari di terreno nella periferica piana di Castello conta 144 pagine, che diventano 1500 con la trascrizione integrale delle intercettazioni richieste ieri dai difensori. Dice che Cioni e l’assessore all’Urbanistica Gianni Biagi sono indagati per corruzione in concorso con Salvatore Ligresti, presidente di Fondiaria Sai, proprietaria dell’area. Scrive il gip che, se la proprietà era interessata a ottenere il maggior numero di licenze per edificare, l’interesse pubblico è stato «lasciato in un angolino asservito ora a logiche di guadagno ora a logiche di competizione politica». Perché su quell’area Fondiaria dovrebbe costruire un milione e 400mila metri cubi di cemento su 259mila metri quadri. Assicurando però un parco pubblico di 80 ettari che invece secondo la Procura è a rischio, anche perché il Comune sta pensando di costruirci il nuovo stadio della Fiorentina, come da richiesta dei fratelli viola Della Valle.
Di più, gli assessori avrebbero garantito gli interessi dei privati, per interessi privati. Cioni avrebbe assicurato «appoggio politico e amministrativo» in cambio di un salto economico e di carriera per il figlio, impiegato alla Fondiaria dal 2002, «un abbraccio, io sono a lavorare... come sempre... per voi» dice al telefono con Fausto Rapisarda, braccio destro di Ligresti. Biagi, che si è dimesso, avrebbe svolto un ruolo «anomalo» chiedendo a Fondiaria di affidare incarichi agli architetti Marco Casamonti e Giorgio Savi, indagati e a lui vicini, indicando poi una lista di professionisti per altri progetti sull’area. Formigli, già indagato in un’altra inchiesta su un complesso residenziale, conversando con Biagi dice: «Ricordati che io voglio 10 ettari».
Ce n’è a sufficienza per bloccare tutto, come ha annunciato un amareggiato Domenici. Non abbastanza, però, per fermare la macchina delle primarie. Ieri i candidati sono stati chiamati a rapporto da Veltroni. Clima sereno non turbato dall’inchiesta, con semplice richiamo a evitare la guerra spietata che si fanno da mesi, dice la nota ufficiale. Tensioni e battibecchi, racconta invece chi ha partecipato: Cioni a ribadire la propria innocenza, Pistelli e Renzi risentiti per la convocazione, i dalemiani a pensare di sostenere Daniela Lastri, espressione dell’ala di sinistra, Veltroni a richiamare all’unità, sì, ma anche alla trasparenza. Di fatto i candidati non cambiano. Lo statuto del Pd prevede che i rinviati a giudizio non possano correre, «ma per gli indagati non ci sono regole» avverte il portavoce Andrea Orlando. Per dirla con Cioni: «Lo statuto? L’ho riscritto io con la postilla: il Cioni partecipa». Del resto, lui dice di aver fiducia nella magistratura, ma poi insinua che sia solo una trama per ostacolare la sua elezione a sindaco. «Questi puzzano», avverte. Questi, par di capire siano gli amici del Pd.