Firenze: sette arresti per indagini illegali

Sette investigatori privati finiti in manette per rivelzione di segreti d'ufficio e accesso a banche dati. Una delle agenzie investigative lavorava per Gucci. Alla base dell'inchiesta il suicidio di un poliziotto avvenuto nel 2006

Firenze - Una spy story sulle rive dell'Arno. In mezzo tutti gli elementi di un giallo patinato. Sette investigatori privati finiti in manette, un poliziotto suicida e il mondo dell'alta moda.

Gucci: non eravamo al corrente L’industria della moda Gucci, infatti, era il principale committente di una delle agenzie investigative coinvolte nell’inchiesta della procura di Firenze sulle indagini illegali che oggi ha portato all’arresto di sette persone. Gucci, che sta collaborando con gli inquirenti, secondo quanto emerso non sarebbe stata al corrente delle modalità con cui venivano raccolte e utilizzate le informazioni richieste tramite incarichi regolarmente affidati ad investigatori privati. Contatto tra la Gucci e gli investigatori sarebbe stato Carlo Del Bo, l’ex responsabile della sicurezza del gruppo, tra gli arrestati.

Investigatori finiti in manette Cinque dei sette arrestati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione di segreti d’ufficio, alla corruzione di pubblico ufficiale e all’accesso illecito a banche dati. Si tratta di Luigi Martini, 48 anni, di Frosinone ma residente a Carmignano , in provincia di prato, titolare della Sia, una delle agenzie di investigazione al centro dell’inchiesta, Carlo Del Bo, 44 anni, di Milano, ex responsabile della security della Gucci, Patrizia Ceramelli, fiorentina, 40 anni, impiegata della Sia, le due sorelle Elena Baldini e Patrizia Baldini, di 45 e 42 anni, due collaboratrici di Martini, che sono agli arresti domiciliari. Gli altri due arrestati sono Silvio Russo, fiorentino, 57 anni, titolare dell’agenzia di investigazioni Kim, e Paolo Ciani, fiorentino, 45 anni, titolare della omonima agenzia di investigazioni, sono accusati di concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, corruzione e accesso illecito a banche dati ma non rispondono di associazione per delinquere.

Indagini su attività industriale e commerciale
La casa di moda avrebbe incaricato gli investigatori di raccogliere informazioni sulle persone e sulle società con cui trattava nell’ambito della sua attività industriale e commerciale, fra cui manager, contoterzisti, fornitori, clienti ed altri. Gli incaricati avrebbero così confezionato dossier - si calcola centinaia - anche accedendo a banche dati riservate del ministero degli Interni tra cui lo Sdi, il Sistema d’indagine, un archivio informatico che raccoglie dati sensibili provenienti da molte fonti diverse. L’inchiesta ha evidenziato che gli investigatori privati riuscivano ad accedere ai terminali del Viminale grazie all’aiuto dei pubblici ufficiali indagati.

Alla base delle indagini il suicidio di un poliziotto Per capire l'origine di questa inticata inchiesta, bisogna tornare all'ottobre del 2006. Il filone di indagini, infatti, è scaturito da quello relativo al suicidio di un poliziotto che prestava servizio alla questura di Firenze. Negli accertamenti svolti dopo la morte del poliziotto, sarebbero emersi suoi rapporti con un investigatore privato. Da lì si sarebbero poi sviluppate le indagini su presunte acquisizioni illegali di informazioni.