Firma anche la Lega: prescrizione dopo due anni

RomaSbarca a Palazzo Madama il ddl sul processo breve, e in calce al provvedimento, oltre alla firma del Pdl (primo firmatario Maurizio Gasparri), c’è anche quella di Federico Bricolo, capogruppo al Senato del Carroccio. Che due giorni fa professava prudenza: «Prima leggiamo, poi firmiamo». In questo senso forse va letto lo «stupore» manifestato a caldo da Giulia Bongiorno, - che pure ha collaborato con Niccolò Ghedini alla stesura del ddl, frutto del compromesso tra Fini e Berlusconi - per l’inclusione del reato di immigrazione clandestina tra quelli che non godranno del processo breve. Una richiesta caldeggiata dalla Lega.
Tre in tutto gli articoli che compongono il disegno di legge. Il primo affronta la questione dell’equo indennizzo legato alla ragionevole durata del processo. Il ddl vuol «rendere più certi i presupposti, la procedura e la quantificazione dell’equo indennizzo», e contenerne gli effetti economici (nell’ultimo triennio, 53,3 milioni di euro). Ma il cuore del ddl è l’articolo 2, che aggiunge l’articolo 346-bis al codice di procedura penale, e prevede l’estinzione del processo penale qualora vengano violati i termini di ragionevole durata.
Due anni per grado di giudizio, più un anno nel caso in cui la Cassazione annulli con rinvio. L’obiettivo: processi che durino sei, sette anni al massimo. Ma l’accelerazione non vale per tutti. Intanto sono previsti casi di sospensione dei termini (per rinvii chiesti dall’imputato, o per il tempo necessario all’eventuale estradizione). Il termine dei due anni può poi prolungarsi fino a tre mesi in più nel caso in cui in dibattimento il pm faccia nuove contestazioni. Soprattutto il «processo breve» non vale se il massimo della pena edittale è superiore a dieci anni di reclusione né quando l’imputato è recidivo. Escluso il «limite» dei due anni anche nei processi per reati di mafia e terrorismo o assimilati, e per un elenco di reati ritenuti di «allarme sociale»: tra questi, pornografia minorile, sequestro di persona e, appunto, immigrazione clandestina. In questi casi, «sull’interesse dell’imputato alla ragionevole durata del processo prevale l’interesse della collettività all’accertamento della responsabilità penale e all’applicazione della pena». Se il ddl entrerà in vigore, si applicherà ai processi in corso solo se ancora al primo grado di giudizio.
Reazioni di segno opposto tra maggioranza e opposizione dopo la presentazione del testo al Senato. Il capogruppo a Montecitorio del Pdl, Fabrizio Cicchitto, invita ad aprire una «riflessione sull’immunità parlamentare». Anche l’avvocato-deputato Gaetano Pecorella propone, dopo il no al Lodo Alfano, una «legge costituzionale per disciplinare la sospensione dei processi» da studiare in un «clima bipartisan».
Mentre l’Anm boccia un progetto di riforma che «avrebbe effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia», il leader Pd Bersani distingue: «Se la proposta prevede di fare processi brevi, va bene. Se è una norma per non fare processi, o non farne alcuni, non ci siamo». Scivola nell’impeto della critica il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, che vede a rischio anche il processo Thyssen, mentre tra i reati esclusi ci sono quelli relativi agli infortuni sul lavoro. Quanto ai dubbi sul principio di uguaglianza, con il doppio binario tra incensurati e recidivi, li dissolve Annibale Marini, già presidente della Consulta: «Non mi pare manifestamente irragionevole trattare diversamente queste due situazioni».