«Firma qui». E anche il disoccupato paga

Anche i disoccupati pagano i sindacati. E tanto. Se è corretto pensare che un lavoratore paghi l’iscrizione per ricevere assistenza e tutela, così come è legittimo pensare che lo stesso avvenga di fronte a una richiesta di aiuto per la pensione, perché anche un disoccupato è «costretto» a firmare la delega sindacale, che «costa» fino a 200 euro l’anno, sottratte a chi è in mezzo alla strada? Anche in questo caso entra in gioco un meccanismo perverso. La richiesta di iscrizione al sindacato è «incorporata» al modulo Inps per la richiesta di indennità per chi ha perso il lavoro. Prendiamo il modello codice SR05, che serve alla richiesta di assegno di disoccupazione. La rendita, come recita il modulo, spetta «ai dipendenti che vengono a trovarsi involontariamente senza occupazione a seguito di licenziamento, scadenza di contratto ecc.» e che posseggono «i requisiti di anzianità assicurativa, contributiva o aziendale che la legge stabilisce». L’indennità, si legge sempre nel modulo, è rapportata «alla retribuzione percepita prima della cessazione del lavoro» o calcolata in base alle retribuzioni convenzionali. A pagina tre del modulo ci sono due campi da riempire: il primo è la delega per la rappresentanza gratuita al patronato davanti all’Inps. La seconda è la delega per la trattenuta della quota sindacale. Che non è neanche ridotta, anzi. Si tratta del 3% sull’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti; dell’1% su cassa integrazione ordinaria e straordinaria, cassa integrazione speciale operai dell’agricoltura, disoccupazione non agricola, ordinaria e speciale, indennità di mobilità e sussidio per lavori socialmente utili. E solo dello 0,5% sulla cassa integrazione edile, ordinaria e straordinaria. Ed è tutto nero su bianco, su moduli Inps. E quando il lavoratore disoccupato (e disperato) si rivolge all’impiegato del patronato per firmare la richiesta, convincerlo dell’iscrizione al sindacato è un gioco da ragazzi.