La firma su Expo arriva in giunta e il Pd prepara l’agguato

Caos nella maggioranza. Per il 2015 il sindaco ha siglato l’accordo della Moratti, facendo infuriare Boeri e la sinistra più estrema

Duro col Pgt, molle con l’Expo del 2015. Un colpo al cerchio della sinistra più dura e più vicina a lui, un altro alla botte di quella disposta a trattare con l’opposizione. Già nel titolone di «Repubblica» ieri, tutta la difficoltà della meravigliosa macchina da guerra arancione che fin dalla prima curva rischia di finire nel fosso. «Pisapia firma l’Expo della Moratti» si leggeva per raccontare la guerra interna che sta dilaniando il centrosinistra appena approdato a Palazzo Marino. Con Letizia Moratti che può già mettere nella collezione il primo scalpo. «Vuol dire che avevamo fatto le cose per bene» esulta soddisfatta. Mentre Pisapia va in direzione assolutamente contraria rispetto al responso dei referendum ambientalisti. Perché il documento, accusa il presidente del comitato promotore Edoardo Croci «non garantisce nella sua formulazione attuale la conservazione integrale del parco agroalimentare come richiesto da uno specifico quesito approvato con il 95 per cento dei voti a favore».

E il presidente del consiglio Basilio Rizzo (Federazione della sinistra) conferma che dopo aver duramente contestato il progetto di donna Leti­zia, non potrà certo votare a favore di quello siglato ieri mattina nella sede dell’Expo di via Rovello da messer Giuliano insieme ai rappresentanti di Re­gione, Provincia, Comune di Rho, Expo 2015 Spa, Società Arexpo e Poste Italiane. Un Accordo di programma decisamente griffato dal governatore Roberto Formigoni che ieri senza tanti giri di parole ha espresso grande sod­disfazione per essersi finalmente sbarazzato dei proprietari privati delle aree. «Non li abbiamo voluti tra i piedi, abbiamo preteso che i terreni su cui il pubblico andava a investire rimanesse alle istituzioni così da poter me­glio garantire l’interesse della comunità». Partita vinta da Formigoni che vede realizzarsi la sua idea di acquistare le aree costituendo una nuova so­cietà ad intero capitale pubblico che gestirà l’edificazione successiva. E per­sa da Piasapia che solo lo scorso 30 settembre inaugurando il suo comitato elettorale spiegava quanto fosse assurdo «spendere un miliardo di euro dei cittadini per comprare dei terreni quando ci sono dei terreni e delle struttu­re già pronte per ospitare l’Expo». Come testimoniato da un video che ieri ha navigato parecchio su Facebook. «Non mi pare- attacca il radicale Mar­co Cappato - che l’accordo di per sé fornisce garanzie per impedire che Expo si trasformi in una grande operazione di speculazione edilizia a van­taggio di pochi gruppi di potere». Perché la vera partita è quella del dopo Expo. E l’attuale progetto prevede certo il 56 per cento dell’area destinata a un grande parco di almeno 450mila metri quadrati, ma anche un indice di edificabilità fissato allo 0,52. Il che significa almeno 400mila metri quadrati di edifici, senza contare quelli costruiti per l’Expo e che rimarranno anche dopo. Una colta di cemento, tuonava Pisapia in campagna elettorale. Di­menticandosene ieri al momento della firma. «Nessun tipo di speculazio­ne edilizia», ha assicurato. «Un’altra promessa non mantenuta - attacca il leghista Matteo Salvini - Pisapia inganna i suoi elettori firmando lo stesso progetto e la stessa quantità di cemento già previsti dalla Moratti». Ma c’è un bilancio finale da tenere in equilibrio, spiega Formigoni, so­prattutto grazie alla creazione «di un modernissimo nuovo quartiere ecolo­gico ». Un complesso residenziale di 30mila metri quadrati di edilizia con­venzionata e agevolata. Ma anche a libero mercato, attrezzature e servizi. Soddisfatta la presidente di Expo spa Diana Bracco che promette il rispetto di tempi. «E già nel consiglio di amministrazione convocato per il 3 agosto annunceremo la prima gara per la rimozione delle interferenze». Con i can­tieri che potrebbero aprire già a ottobre. Oggi l’Accordo di programma arri­va in giunta a Palazzo Marino. Con la sinistra e il Pd che promettono durissi­ma opposizione. A Pisapia.