Firme false, ora i radicali tirano in ballo Napolitano

Un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché intervenga sulla vicenda delle presunte 926 «firme false» tra quelle a sostegno delle liste di Roberto Formigoni e del Pdl per le scorse regionali. All’indomani della notifica della chiusura indagine con 15 indagati (tra cui quattro consiglieri provinciali Pdl), i Radicali Marco Cappato e Lorenzo Lipparini hanno sottolineato il rischio che «se non ci sarà una procedura d’urgenza la sentenza del procedimento civile arriverà dopo la fine naturale della legislatura di questo Consiglio regionale abusivo». Cappato e Lipparini chiedono al Capo dello Stato di intervenire perché il giudizio in sede civile arrivi dopo la decisione della Corte costituzionale, che autorizza solo il giudice civile a verificare la validità delle firme per la presentazione di liste. Decisione questa che rischia di allungare a dismisura i tempi del giudizio.
Segue a ruota Vittorio Agnoletto, candidato della Federazione della sinistra alla presidenza della Lombardia e sconfitto. Chiede «una procedura d’urgenza». «Se dovesse essere confermata la falsità delle 618 firme contestate - spiega - l’opposizione dovrebbe chiedere il ritorno alle urne, alle quali sarebbe doveroso partecipare con lo schieramento ampio che ha vinto a Milano e che governa la città».
Non si scompone Roberto Formigoni che si dice assolutamente sereno e forte del mandato democratico che gli è stato affidato dai lombardi. «Sono sempre stato sereno, perché in Italia vive e vige la democrazia ed è la gente che decide chi deve governare. La gente di Lombardia ha deciso Formigoni con il 57% con oltre 20 punti di distacco rispetto al secondo: questo è il dato che interessa alla gente». E «il resto - ha concluso Formigoni - sono acrobazie di legulei. C’è un giudice imparziale che alla fine deciderà, prima è inutile chiacchierare».