La first lady scavalca il muro e marcia col suo popolo

La via al femminile in Islanda l’aveva già aperta Johanna Sigurdardottir, detta Johanna la vichinga; 66 anni, eletta premier in un Paese in bancarotta, primo capo di governo omosessuale, sposata con Jonina Ledsdottir. Johanna ha aspettato trent’anni prima di arrivare. Lunga e tenace gavetta fatta di sgambetti e tanta pazienza. «Verrà il mio tempo», sibilava ogni volta che perdeva. Poi il suo tempo è arrivato l’anno scorso. E la strada che le si è aperta è tutta in salita. Il Paese è in crisi. Il collasso bancario, le banche privatizzate che hanno accumulato debiti pari a dieci volte il prodotto interno lordo del Paese, i tagli e le tasse insostenibili. Ieri l’ennesima protesta di migliaia di islandesi davanti al Parlamento, nella capitale, Reykjavík. La folla che urla e grida slogan contro i ministri. Partono i cori, gli insulti, le uova. Un deputato viene centrato alla testa. La gente spinge, si accalca. E finalmente arriva Dorrit Moussaieff. First Lady d’Islanda, moglie del presidente Ólafur Ragnar Grímsson, lascia il corteo dei politic, si sgancia dal marito e attraversa il cortile per raggiungere le transenne. I manifestanti la osservano arrivare. Sono impreparati e non sanno bene come reagire. È molto più facile gridare insulti a persone che passano lontane. Dorrit non si ferma, scavalca le transenne, con qualche difficoltà scende dall’altra parte. Partono gli applausi, e i sorrisi. Dorrit si fa largo tra la rabbia della gente, la first lady che ha scelto di stare con il suo popolo piace alla gente che ora si sente protagonista.
Dorrit si avvicina alla folla senza paura, stringe mani e sorride. Si ferma ad abbracciare le donne, a qualcuna accarezza il volto come dire: sono qui. Sono dalla vostra parte. So i sacrifici che state facendo, la difficoltà che state attraversando, so che siete voi ad avere il peso più pesante sulle spalle, i figli, la spesa, la casa da mandare avanti, il lavoro che non c’è più. Le bacia e le abbraccia. E fa commuovere. Lo sono tutti quelli che si trovano lì. Gli uomini perdono la voglia di gridare e maledire. Restano tutti come ipnotizzati da lei, dalla sua forza, dal suo coraggio. Lei che si è unita al suo popolo. Dorrit che sa cosa significa lottare, si è unita al suo popolo in difficoltà. Un gesto plateale, forse anche un po’ furbo, che però rinsalda quel legame che la lega al popolo islandese che l’ha adottata. La first lady infatti proviene dalla Gran Bretagna ma è di origini israeliane: nata a Gerusalemme da una famiglia ebraica è stata designer di gioielli, editor e imprenditrice. Fino al 2003, quando ha sposato il Presidente Grímsson. Seconda moglie e First lady di una nazione adottiva. La sua lotta probabilmente è cominciata da lì.