Fischi per il coro che ha fatto sciopero

(...) manifestazioni di abbonati al turno A scontenti dell'ennesima recita annullata. Insomma, nulla che c'entrasse con il lato artistico della faccenda. Ma ora confidiamo nel «Mai più senza una prima» della Vincenzi e passiamo oltre.
Bello e divertente questo «Cappello di paglia di Firenze», che ha sfidato un clima da berretti di lana e ha avuto il successo di pubblico che merita. Bravissimo Michieletto, una regia intelligente e d'effetto, che al meglio ha sfruttato questa risorsa «postmoderna» che è il palco rotante del Carlo Felice: una scena essenziale, pochi gli elementi sul palco e perennemente circondati da porte che si aprono, si chiudono, nascondono questi personaggi sempre di corsa, sempre vittime di qualche scherzo della sorte. Pittoresco lo sgangherato corteo di nozze con tanto di pianta alla "Hellzapoppin" (che alla fine però appassisce) e simpatico il coup de théâtre del violinista Minardi (che è poi un violinista vero, Cristiano Puccini dell'orchestra), che appare nel buio sopra la scena. Niente da dire sulla direzione del maestro Bartoletti, sempre precisa e coerente, ad inseguire le assurde e frenetiche peripezie dei malcapitati e buono anche il cast, nonostante qualche piccolo incidente di percorso (ad esempio sul rossiniano «Io casco dalle nuvole»): bravi e simpatici, hanno reso ottimamente i personaggi e lo spirito dell'opera di Rota: Elena e Fadinard (A. Marianelli, A. Siragusa), caricature della tipica «coppia operistica» soprano-tenore; la baronessa di Champigny (F. Franci) snob e civettuola; il marito cornuto e beffato (P. Spagnoli) e Nonancourt (C. Lepore), agricoltore un poco rozzo ma buono, nonché padre della sposa. Bello spettacolo e bella scoperta (per alcuni): ha ragione il maestro Bartoletti, un'opera di non repertorio spesso riserva delle sorprese. Ce ne siamo accorti giovedì sera, in tutti i sensi.