Il fischio dei giudici

Associazione per delinquere finalizzata alla frode in competizione sportiva. Detto, scritto, letto così c’è da chiudere la porta e gettare via la chiave. Luciano Moggi (aggiunto a matita nel dispositivo), suo figlio Alessandro e tutti i soci della Gea World nel 2004, la società (...)

(...) che si occupa della gestione di calciatori, allenatori, giornalisti e organizza eventi sportivi e non solo, da ieri sono indagati dalla Procura di Napoli. L’accusa è pesantissima, si riferisce all’attività svolta dai suddetti nell’anno 2004 ed è uno stralcio dell’indagine principale sul calcio scommesse (una parte è stata già archiviata). Il titolo di reato ha consentito le intercettazioni telefoniche che hanno portato gli inquirenti napoletani a muoversi, dopo le dichiarazioni rese da Franco Dal Cin, ex dirigente di molti club, per un periodo addirittura «tutore» del presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini. Dal Cin aveva parlato della Gea come combriccola, di arbitri legati alla famiglia Moggi, un paio di questi, Palanca e Gabriele, erano finiti sotto inchiesta, sospesi e poi reintegrati, il loro caso archiviato.
Il calcio vive la sua fine stagione violenta, secondo usi e costumi ormai consolidati. È un’altra scossa tellurica; alla vicenda torinese che riguarda la Juventus, i suoi dirigenti e le relative intercettazioni telefoniche, fa seguito immediato questa napoletana, tenuta per due anni con grande serietà sotto silenzio, a differenza di altre storie di giustizia nostrana. Ma si scrive e si parla di nuovi personaggi coinvolti e controllati da tempo (senza che gli avvocati di parte ne siano stati finora informati).
È lotta aperta, di potere secondo una corrente di pensiero, un teorema che non avrà conseguenze effettive, a livello penale; una tangentopoli bis, per un’altra versione, con protagonisti ugualmente illustri, Alessandro Moggi, Riccardo Calleri, Chiara Geronzi, Giuseppe De Mita, Franco Zavaglia, cognomi con un nome, figli di papà, non soltanto di padri, riuniti in una struttura legale ma con molte, troppe anomalie che erano state individuate e segnalate per tempo non tanto dagli avversari, concorrenti, ma dagli stessi legali vicini al gruppo.
Entro la fine di maggio il consiglio di amministrazione della Gea deciderà lo scioglimento della stessa, mentre Luciano Moggi, nonostante gli inviti dei suoi collaboratori, non arretra, fa gruppo con il resto del vertice juventino, avendo ricevuto, c’è da ritenere, il benestare della proprietà. La quale, nelle persone di John Elkann, Andrea Agnelli, Gabetti, in verità, finora non ha espresso un solo pensiero sull’intera vicenda, quasi a lasciare in toto le responsabilità dell’operato al management attuale, in attesa del cambio di vertice già disegnato, definito ma rinviato per motivi di opportunità dallo stesso John Elkann. C’è anche chi sostiene che la guerra alla Triade sia alimentata dallo stesso ambiente torinese, parenti, soci e affini vicinissimi alla Juventus non soltanto per una questione di tifo, al di là delle frasi di circostanza e per propaganda, rilasciate in questi giorni.
Oggi intanto si gioca a pallone, si parlerà e si sparlerà di Juventus in tutti gli stadi; a Torino la squadra scende in campo per la penultima partita di campionato. Potrebbe conquistare in anticipo il ventinovesimo scudetto o rinviare la festa all’ultima domenica o ancora concedere al Milan l’aggancio con un finale clamoroso.
È l’ultima esibizione allo stadio Delle Alpi che verrà ristrutturato, è l’ultima uscita stagionale davanti al pubblico torinese dei dirigenti juventini. La loro partita, in verità, non è finita. E gli arbitri, stavolta, non hanno un fischietto.