Dal fisco ai problemi etici già scoppia la grana Irlanda

Ripensamento irlandese sulla Costituzione di Lisbona tramite nuovo referendum. Doveva essere uno dei titoli di coda del summit dei capi di Stato e di governo che si apre quest'oggi a Bruxelles e i cui spazi principali dovevano esser dedicati alla lotta alla crisi economica ed al famoso pacchetto energia-ambiente. E invece l'Eire finisce in apertura. Anzi, rischia di divenire il titolo stesso dell'appuntamento che suona pressappoco così: «Il ricatto di Dublino». Perché, conscio del fatto che Bruxelles vuole assolutamente il via libera alla nuova carta fondante, visto che la gestione a 27 con le vecchie regole è difficile se non paralizzante, il premier Cowen ha inviato i suoi sherpa nella capitale comunitaria facendo sapere che sì, i suoi connazionali potrebbero anche rivotare un referendum, ma che in cambio si chiedono garanzie. Quali? E qui viene il bello. Gli irlandesi vogliono garantita la loro neutralità assoluta, chiedono di non ficcare il naso nelle loro vicende fiscali, reclamano un loro commissario anche in futuro (Lisbona prevedeva che dopo i 2014 si rivedesse il principio di un ministro per ogni stato) e in chiusura fanno sapere che non intendono accettare nessuna normativa comunitaria «in tema di etica e famiglia».
Già le prime tre richieste sono apparse pesanti da ingoiare. La quarta ed ultima sta sollevando problemi. E grossi. Che intendono a Dublino su diritto di famiglia ed etica? Non si sa. Il Taoiseach (premier in gaelico) Brian Cowen pare abbia dato ordine ai suoi diplomatici di restare sul vago. Nei palazzi della commissione e del Consiglio europeo è stata allora una corsa alla rilettura della Costituzione dell'isola verde, ma si è captato poco al di là della donna dipinta come un «angelo del focolare» e dunque da proteggere. Figura che non collima troppo con la visione del gentil sesso che si ha a Bruxelles.
Il riferimento all'etica, poi, è di quelli da far tremare le vene dei polsi. No all'aborto, o all'eutanasia?, visto il cattolicissimo impegno degli irlandesi. O che altro? E non è tutto. Dublino, per prender l'impegno di tornare a referendum chiede - almeno sin qui - che le richieste non siano soddisfatte da generiche assicurazioni politiche, ma vuole impegni scritti sulla carta di Lisbona riveduta e corretta. Il che potrebbe voler dire che i paesi che hanno già approvato la Costituzione si ritroverebbero a doverla rivotare. Con qualcuno che, a quel punto, potrebbe avere anche lui la pretesa di porre qualche nuova condizione. Insomma, non contenti di aver inviato in tutta Europa il maiale ripieno di dossina, gli Irlandesi minacciano un bel pasticcio. Che Sarkozy e Barroso, a quanto pare, hanno intenzione di bypassare con un compromesso: impegno Ue ad accettare le richieste a fronte di analogo impegno di Dublino a rivotare entro il 2009. Se il compromesso diverrà esplosivo, insomma, lo vedremo solo a metà dell'anno prossimo.
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