Il fisco all’arrembaggio di Boldi e Vasco Rossi

Ciao, «Cipollina». Massimo Boldi rischia di dover dire addio alla sua superbarca, se l’Agenzia delle Entrate, come già accaduto a inizio estate con il «Force Blue» sequestrato a Briatore, volesse avviare le pratiche per la confisca con l’accusa di frode fiscale. Anche Vasco Rossi dovrà arrendersi a quel nome troppo ottimista per campeggiare sulla poppa di uno yacht: il suo «Jamaica no problem» qualche rogna gliela darà.
I controlli sulle banchine dei porti di Liguria, Campania e Friuli dove ormeggiano le più belle e costose navi da diporto, hanno portato i finanzieri a bussare sotto coperta alle cuccette di altri due nomi del jet set, ritenendoli proprietari di superyacht intestati a società di noleggio che consentono risparmi fiscali non di poco conto. Per la verità Boldi non ha certamente tentato di nascondere troppo il possesso della sua barca, chiamata proprio con il nome di uno dei suoi personaggi preferiti, e intestata a una società riconducibile a lui e alla figlia. Secondo l’Agenzia delle Entrate, il «Cipollina» figurerebbe solo presa in affitto dal comico e dalla sua famiglia, che in realtà ne avrebbero l’uso esclusivo attraverso la loro società, godendo nel frattempo delle agevolazioni riservate alle imprese di charter. Stesso escamotage contestato a Briatore. Vasco Rossi, secondo l’ipotesi degli accertatori, avrebbe creato una società di cui il cantante detiene oltre il 90 per cento delle quote.
Se nel caso del top manager della Formula Uno il blitz della Finanza aveva addirittura interrotto la crociera della famiglia Briatore, sbarcando immediatamente anche mamma Elisabetta Gregoraci con il bebè Nathan Falco, a Vasco e Boldi è andata decisamente meglio. La notifica dell’inchiesta e dell’accertamento fiscale in corso arriverà alla sede delle società, ma le barche, al momento continuano a navigare con i loro ospiti Vip a bordo. Una situazione che potrebbe tranquillizzare i diretti interessati, tanto che la portavoce di «Blasco», Tania Sachs, liquida tutta la faccenda come «normali controlli di routine. Vasco non è incappato in niente. Si tratta semplicemente di normali controlli che vengono effettuati e che non hanno evidenziato irregolarità. Non abbiamo nulla da temere, la barca è intestata ad una società italiana trasparente».
Lo yacht di Briatore invece è stato sequestrato e tenuto ormeggiato in una banchina di Genova. L’idea era quella di darlo in affidamento a una qualsiasi amministrazione dello Stato per scopi di servizio. Una follia che infatti nessun ente ha pensato di tentare, soprattutto con un contenzioso ancora aperto e con la necessità di mantenere una simile barca con prezzi di gestione enormi, oltre al rischio di licenziamento del personale di bordo.
Alla fine anche il giudice per le indagini preliminari ha scelto la soluzione più logica: a fronte di una cauzione da 5 milioni, in grado di coprire l’eventuale importo della cartella esattoriale dovuta da Briatore, il «Force Blue» ha ripreso il mare, affittato con ogni contratto regolare alla scrittrice americana Danielle Steel.