Fisco, autonomi contro Prodi: sull’evasione il premier sbaglia

Sangalli: «Il nero e il sommerso riguardano tutta l’economia»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Le conversazioni fiscali di Romano Prodi ottengono, per ora, un solo risultato: l’irritazione delle organizzazioni dei lavoratori autonomi, che il premier ha esplicitamente accusato di non pagare le tasse, mentre i dipendenti «non evadono, hanno una contabilità ferrea». Le categorie sotto accusa sono quelle che «non usano la contabilità», e operano in nero. Pagare tutti per pagare (forse) meno, conclude il Professore, «questo è il nostro obiettivo: ci vorranno otto anni, ma gli italiani cominciano a capire che facciamo sul serio».
Gli autonomi non intendono però salire sul banco degli imputati. A Prodi ricordano che i dipendenti non sono esenti da sospetti. «Sull’evasione, il premier sbaglia. La maggioranza dei dipendenti assolve ai propri doveri - ricorda la Confederazione artigiani di Mestre - ma l’Istat stima che un esercito di 2.600.000 dipendenti svolga un secondo o un terzo lavoro in nero. È questa l’area di evasione-elusione più diffusa, con 200 miliardi sottratti al fisco ogni anno». C’è poi l’economia criminale, concentrata nel Sud, che toglie allo Stato altri 100 miliardi di euro. E come dimenticare le 770mila grandi imprese, che per metà dichiarano un reddito negativo e per un 17% denunciano redditi da 10mila euro? All’Erario vengono così sottratti 7 miliardi. Solo in coda ci sono gli autonomi, conclude la Cgia mestrina, con 4 miliardi di imponibile evaso. Il governo, è la conclusione degli artigiani, non guardi soltanto al lavoro autonomo.
Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato respingono l’etichetta di evasori. «Il nero e il sommerso - ricorda l’organizzazione del commercio guidata da Carlo Sangalli - valgono 200 miliardi di euro ed investono ogni settore dell’economia e della società italiana», per combattere queste patologie occorrono controlli ma anche regole stabili e semplificazione. Ribaltando le parole del premier, la Confcommercio ricorda che è possibile «pagare meno per pagare tutti». Marco Venturi, presidente della Confesercenti, ricorda invece due fenomeni: il primo è la marginalità di centinaia di migliaia di micro-imprese, che per metà chiudono nel giro di 4 anni; il secondo è che la metà delle grandi imprese dichiara «reddito zero». Lotta all’evasione dunque sia, aggiunge Venturi, ma senza privilegi. Per Confartigianato occorre stanare gli sconosciuti al fisco, come i 570mila operatori abusivi, che evadono fisco e contributi per oltre 18 miliardi di euro. «Siamo pronti a fare la nostra parte - dice il presidente Giorgio Guerrini - ma non accettiamo atteggiamenti pregiudiziali verso alcune categorie produttive, che potrebbero preludere a operazioni per fare cassa». Secondo uno studio dell’Agenzia delle Entrate, riportato dal settimanale l’Espresso, la media delle dichiarazioni degli autonomi è pari a 26mila euro, qualcosa di più dei vecchi 50 milioni di lire. Sarti e titolari di lavanderia stanno sotto i 10mila euro, i tassisti arrivano a 11.500, ristoratori e baristi a 13.400. Al top, i farmacisti (135mila euro) e i notai, con 428mila euro di reddito medio dichiarato.
«Indicando negli autonomi e nei professionisti i nuovi untori, Prodi alimenta lo scontro fra classi sociali nel nome di una presunta, diversa lealtà fiscale, con l’unico scopo di soddisfare le componenti più radicali della sua coalizione», accusa Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare. Mentre Benedetto Della Vedova (Forza Italia) ricorda al premier che «un sistema fiscale punitivo provoca evasione, anziché disincentivarla». La Confindustria, infine, chiede a Prodi di non ripristinare l’imposta di successione. «Reintrodurre la tassa è utile, ma non è una priorità», risponde Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria Ds.