Fisco, Confindustria dice "no" alla Robin Tax

Emma Marcegaglia si dice "contraria" alla proposta di Tremonti, che sarà varata oggi pomeriggio, e assicura il sostegno all’Unione petrolifera. De Vita: "Il settore è sotto
continua aggressione e considerato la causa di
tutti i mali"

Roma - Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si dice "contraria" alla Robin Hood tax, che sarà varata oggi pomeriggio, assicurando il suo sostegno e la sua vicinanza all’Unione petrolifera. La manovra da 13,1 miliardi, presentata in questi giorni dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sarà infatti composta da 4 miliardi di entrate dalla rimodulazione della base imponibile di banche, assicurazioni, energia e petrolio. Le barricate dei petrolieri: "Così veniamo demonizzati".

Confindustria appoggia i petrolieri "Sarebbe una tassa che colpisce un settore assolutamente strategico, che ha investito molto in tecnologia e risparmio energetico e nella capacità delle imprese di stare sul mercato", ha detto il presidente di Confindustria, ribadendo la contrarietà ad un aumento delle tasse in un Paese che "ha la pressione fiscale più alta d’Europa". "Di questo provvedimento ancora non si conosce molto", ha detto la Marcegaglia che ha spiegato come "la tassazione e la pressione fiscale sono legati strettamente agli investimenti". In ogni modo, il presidente di Confindustria ha voluto precisare che "in questo momento c’è un problema importante ed evidente", e si è detto d’accordo con il presidente dei petrolieri, Pasquale De Vita, sul fatto che "il migliore modo per affrontarlo è sedersi attorno a un tavolo con i protagonisti per trovare assieme il metodo migliore".

De Vita: "Ci demonizzano" Il settore petrolifero è "sotto continua aggressione, demonizzato, considerato la causa di tutti i mali". Il presidente dei petrolieri, Pasquale De Vita, sottolinea che il settore è penalizzato dai problemi "di sempre sotto il profilo ambientale, autorizzativo e burocraticò e, ora, anche oggetto di misure fiscali dal ’dichiarato scopo punitivo": "Non so se quello che si sta predisponendo potrà influenzare i programmi futuri degli operatori". A cominciare dagli investimenti, previsti in 6,1 miliardi nel triennio 2008-2011. Ma anche, lascia intendere, le strategie delle compagnie: "ognuno decide a casa sua e non ho sentito parlare di possibili abbandoni dell’Italia" ma di certo "la raffinazione e la distribuzione sono i settori meno redditizì e qualcuno, come la Exxon in America, "ha già deciso di uscire" dal segmento. "Se si fosse stati più attenti anche ad altri comparti, come le imprese ed il commercio, si sarebbe fatta un’opera più meritoria", aggiunge sottolineando che "il governo si è affacciato con segnali positivi" con cambiamenti come "l’atteggiamento del ministro Scajola nel gestire lo stacco dei prezzi tra Italia e resto d’Europa". Poi, però, "abbiamo appreso di iniziative fiscali di chiaro e dichiarato intento punitivo. Non giudichiamo i contenuti, ma il metodo si".

Moratti: "Norma demagogica" "Un provvedimento di carattere demagogico che non ha un significato specifico", interviene nel dibattito Gianmarco Moratti, presidente di Saras ed ex numero uno dell’Unione petrolifera. Ai giornalisti, che lo hanno intercettato a margine dell’Assemblea Up e che gli chiedevano se ci fossero gli spazi per una tassazione straordinaria del settore petrolifero, Moratti ha risposto: "Che cosa volete che vi dica, li troveranno gli spazi".