Fisco, l’evasione supera 48 miliardi

Marcello Zacché

da Milano

Con cento miliardi di fatturato annuo è la prima impresa italiana. Come Eni e Fiat messe insieme. Ma purtroppo è come una sorta di araba fenice: «Che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa». Come il mitologico uccello di cui parlano illustri antichi letterati, anche questa azienda c’è, ma non esiste: è il lavoro nero italiano, il sommerso. In questo grande gruppo industriale ci lavorano ben 3 milioni e 238mila addetti, sparsi in tutta la penisola. Tutti appartenenti alla stessa speciale comunità: quelli che non pagano un euro di tasse. Su un fatturato di 100 miliardi, l’evasione si aggira sui 48 miliardi. Altro che Finanziaria.
I numeri del fenomeno li ha calcolati l’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Che, per la precisione, ha conteggiato un fatturato aggregato nazionale sommerso di 99,5 miliardi, pari a 48 miliardi e 145 milioni di mancato gettito tra imposte e contributi. Il che - e questo è forse il dato più impressionante - corrisponde a 840 euro per ogni residente in Italia, bambini compresi. Euro che invece vengono pagati da chi le tasse le versa già, e che invece potrebbe risparmiarli.
«Di fronte a questi dati – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – il governo Prodi dovrebbe intervenire in maniera incisiva su questa grave piaga economica. Invece poco o nulla si fa per combattere il sommerso, mentre si tende ad inasprire la pressione fiscale su quegli operatori economici che già sono conosciuti al fisco». È evidente che gli artigiani, denunciando il fenomeno, suggeriscono anche di volgere l’attenzione verso altre tipologie di lavoro. Anche se su questo non sono fornite eleborazioni. Non manca invece la radiografia territoriale dell’evasione da parte del lavoro nero.
A detenere il primato dell’evasione è la Campania, con una cifra che arriva a 12,9 miliardi. Seguono: la Sicilia (12,2), il Lazio e la Lombardia (10,3). Questo il podio dell’evasione secondo l’Ufficio Studi dell’associazione artigiani mestrina. Mentre in coda alla classifica ci sono Valle d’Aosta (274 milioni), Molise (686 milioni) e la Basilicata (1,2 miliardi). Tra i peggiori e i migliori della graduatoria ci sono le regioni «di mezzo» e la cui evasione sta nell’ordine dei 5 miliardi. A questo gruppo appartengono Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Analogo il calcolo della classifica dell’evasione fiscale. La Cgia ha anche calcolato quanto pesa su ciascun residente il totale delle imposte non versate allo Stato dai lavoratori in nero. A vincere stavolta sono i calabresi. Il totale delle imposte che non arrivano allo Stato per colpa del lavoro nero spalmate sulla popolazione calabrese danno come risultato 1.500 euro a testa. Ogni calabrese praticamente avrebbe un debito fiscale con lo Stato di 1.500 euro. Seguono i siciliani (1.191 euro), i valdostani (1.095 euro), i campani (1.090), i pugliesi (1.036 euro), i molisani (1.033 euro) e i lucani (1.004). Ultimi della fila i lombardi, con 533 euro.