Fisco mai così ingordo: in due anni più entrate per 65,7 miliardi di euro

Imposte e contributi sociali sottrarranno nel 2007-2008 a famiglie e imprese una ricchezza pari al 4,3 per cento del Pil

Roma - In un anno esatto (settembre 2006-settembre 2007) le previsioni di entrate tributarie del ministero dell’Economia sono salite di oltre 21 miliardi di euro. Vale a dire, sono cresciute dell’1,4% del pil. Secondo la Relazione previdenziale e programmatica, presentata da Tommaso Padoa-Schioppa nel settembre 2006, le entrate previste per quest’anno dovevano essere pari a 434,9 miliardi di euro.

Secondo lo stesso documento, approvato questa volta dal Cipe il 28 settembre scorso, il gettito tributario atteso nel 2007 è pari a 456,3 miliardi: una crescita di 21,4 miliardi. Fra i due documenti, il ministero dell’Economia ha presentato in luglio in Parlamento un Documento di programmazione economica che indicava per quest’anno un tetto di entrate di 454,2 miliardi: 20 miliardi in più, rispetto alla Previsionale del settembre 2006.

E la corsa del gettito non è finita. Sempre con la Previsionale approvata la notte della Finanziaria il 28 settembre scorso, per il 2008 il governo prevede un tetto di entrate pari a 474,5 miliardi. In due anni (2007 e 2008), quindi, il ministero dell’Economia punta a incassare maggiori tributi per quasi 40 miliardi di euro. A questi valori sono da aggiungere i maggiori contributi sociali: cresciuti di 15,7 miliardi nel 2007 (rispetto al 2006) e che saliranno di altri 10 miliardi nel 2008. Il totale è una cifra da capogiro: 65,7 miliardi di euro. In due anni, il sistema Italia (famiglie e aziende) trasferirà allo Stato ricchezza pari al 4,3% del Pil.

Circa la metà della cifra complessiva servirà per coprire la maggiore spesa pubblica, lievitata con le due Finanziarie del governo Prodi di oltre 30 miliardi di euro. L’altra metà verrà utilizzata a riduzione del deficit. Riduzione che sarebbe stata più accelerata se la spesa pubblica (al netto dell’onere sul debito) non crescesse di 23 miliardi.
Esattamente l’opposto di quel che prevede il Patto di stabilità europea. E di questi valori oggi Tommaso Padoa-Schioppa dovrà dare spiegazione ai colleghi dell’Eurogruppo, riunito a Lussemburgo, e domani a tutto il Consiglio Ecofin. In queste riunioni dovrà anche spiegare perché l’Italia mantenga una pressione fiscale al 43% del pil sia nel 2007 sia nel 2008; e come riesca a ridurre di un punto e mezzo lo stock del debito.

Nei contatti informali avviati da Padoa-Schioppa, Joaquin Almunia avrebbe già illustrato le perplessità della Commissione europea sui conti italiani. Concentrate soprattutto sull’utilizzo dell’extra gettito per finanziare nuove spese. Solo nel 2007, con due decreti (quello di luglio sul «tesoretto» e quello sul bonus per le famiglie meno fortunate del 28 settembre scorso) il governo ha utilizzato 15 miliardi per finanziare nuove spese: un punto di pil. Se Padoa-Schioppa avesse rispettato il Patto di stabilità europeo, l’Italia avrebbe oggi un deficit all’1,4% del pil.