Fisco, Nord e imprese: monta a sinistra la fronda contro Prodi

Dopo il malessere della Margherita sull’Ici e le minacce della Svp anche l’Udeur fa la voce grossa sulle misure antievasione: "Gli studi di settore non hanno funzionato"

da Roma

«È giunto il momento di discutere l’abolizione dei cosiddetti studi di settore, utilizzati per determinare i redditi presunti di piccole aziende e liberi professionisti. Il Dpef dovrà contenere interventi affinché si riducano le tasse per chi le paga e per far sì che gli evasori le paghino davvero».
Mauro Fabris da Camisano Vicentino, capogruppo dell’Udeur alla Camera, è stato l’ultimo esponente della maggioranza (in ordine cronologico) a tirare una bordata contro la politica fiscale del tandem Padoa-Schioppa/Visco. «L’accanimento di chiedere tasse sempre agli stessi - ha aggiunto Fabris - ha comportato solo l’aumento delle aliquote ma elusione ed evasione sono aumentate». Gli studi di settore, secondo l’esponente del partito mastelliano, non funzionano e «rischiano di spingere i contribuenti ad aumentare la loro infedeltà fiscale».
L’obiettivo dell’Udeur è costruire un rapporto migliore tra fisco e cittadini al Nord e non solo, rispettando il principio costituzionale in base al quale le imposte si pagano in funzione del reddito e non in funzione della presunzione di reddito. La sortita, però, si riallaccia a una serie di iniziative portate avanti da parlamentari di centrosinistra per convincere l’esecutivo Prodi a cambiare rotta. Non è un caso, inoltre, che Fabris sia vicentino e che la senatrice dl Simonetta Rubinato, autrice di una lettera-appello a Prodi, sia trevigiana. C’è un centrosinistra, del quale fa parte anche il sindaco di Venezia Cacciari, che ha compreso il malessere del Nordest e non vuole essere spazzato via dal tornado elettorale che ha ridotto il Pd e la sinistra ai minimi termini sopra il Po.
L’origine di questa «mutazione genetica» dell’Unione va però ricercata in un episodio controverso: il «voto di scambio» della senatrice altoatesina Helga Thaler Ausserhofer sul caso Visco-Speciale. «Signor ministro, qui ci vuole un intervento immediato per non mettere a rischio tutto il mondo delle piccole imprese. Bisogna smettere di considerare gli imprenditori come disonesti!», disse Thaler il 6 giugno in Aula snocciolando dati su tasse superiori all’imponibile per un’azienda che fattura 70mila euro e ottenendo da Padoa-Schioppa un’apertura di credito.
Il giorno successivo la commissione Finanze del Senato colse la palla al balzo votando un ordine del giorno che impegna il governo a emanare nuove istruzioni per identificare le situazioni di «marginalità economica», ovvero per ampliare la fascia di autonomi esclusi da questo sistema di accertamento, e a consentire il pagamento delle imposte entro il 9 luglio senza la maggiorazione dello 0,40 per cento. Un ordine del giorno sottoscritto non solo da Thaler, ma anche dai diessini Benvenuto e Barbolini, dal verde Pecoraro Scanio e dal rifondarolo ed ex sindacalista Bonadonna. Stesso andazzo pure alla Camera.
Diverso il caso di Simonetta Rubinato, senatrice della Margherita e sindaco di Roncade in provincia di Treviso. Una sua lettera dai toni perentori («non possiamo insistere con un comportamento dirigista, burocratico, impositivo») è stata firmata anche da autorevoli colleghi come Tiziano Treu, Giorgio Benvenuto e Gianfranco Morgando. Ricatti al governo? «No. Però potrei essere costretta», ha detto. Il governo Prodi non ascolta i cittadini? «Non ascolta nemmeno noi parlamentari, figurarsi i cittadini». Ma la rotta verso il federalismo fiscale è già tracciata. L’incontro previsto tra Tps e Thaler in settimana potrebbe pertanto estendersi a tutta la maggioranza.
Se a tutto questo si aggiungono i continui «mal di pancia» del vicepremier Francesco Rutelli sull’Ici e la convergenza con il segretario Ds Fassino sull’ammorbidimento degli studi di settore, il quadro appare chiaro. Ma il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, a fare marcia indietro non ci pensa neppure. «È normale che dopo un anno di governo ci sia stato un calo di popolarità. Sarebbe un errore invertire la marcia». E se lo dice il ministro...