Fisco, ora Equitalia minaccia le piccole imprese

Si accelerano i tempi di riscossione: sessanta giorni o scatta l'opoteca sugli immobili. L'imprenditore Zamparini guida la battaglia: &quot;Così ci faranno chiudere&quot;. Intanto <strong><a href="/interni/la_patrimoniale_marcegaglia_non_convince_imprenditori_e_associazioni_misura_depressiva/patrimoniale-manifesto-emma_marcegaglia-imprese-confindustria/02-10-2011/articolo-id=549491-page=0-comments=1" target="_blank">la patrimoniale proposta dalla Marcegaglia non convince gli imprenditori
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Gian Maria De Francesco - Felice Manti

L’avvio della «campagna d’autunno» di Equitalia ha già lasciato sul campo delusi e scontenti. D’altronde, è difficile per un comune cittadino, per un imprenditore, per un artigiano o per un commerciante comprendere la novità. Da sabato scorso, infatti, le cartelle esattoriali sui mancati pagamenti Irpef, Ires, Irap e Iva relativi ai periodi d’imposta 2007, 2008 e 2009 diventeranno immediatamente esecutive già dopo 60 giorni dalla notifica.
Non si tratta di norme che faranno dormire sonni tranquilli alle categorie produttive del Paese. E, visto l’attuale momento difficile della politica, anche le associazioni che rappresentano le imprese hanno scelto un profilo basso essendosi più o meno tutte «impiccate» al mantra della lotta all’evasione. Al momento, c’è solo una voce fuori dal coro, l’imprenditore Maurizio Zamparini (proprietario del Palermo) che ha organizzato un suo movimento di protesta e vuole promuovere una class action contro la mitragliata di cartelle in arrivo. «Ci stanno costringendo a chiudere perché in caso di iscrizione di ipoteca le banche pretendono il rientro immediato degli affidamenti», sottolinea raccontando di come non ci sia oggettiva corrispondenza tra misure preventive e contestazioni («mi hanno bloccato 7 milioni di immobili per un contenzioso che ho chiuso a 4 milioni»). Il target fissato dalle ultime manovre tremontiane è molto impegnativo per la società della riscossione guidata da Attilio Befera: bisogna recuperare 13 miliardi di euro. Di qui la rivoluzione copernicana dell’«avviso di accertamento»: chi non paga subito (o non impugna l’atto) ha fino a 60 giorni per pagare o fare ricorso (depositando un terzo della cifra oggetto di contestazione). Insomma, o si cede alle «pressioni» entro due mesi o i rischi sono molto elevati perché Equitalia ha il coltello della parte del manico e nel giro di 180 giorni, essendo l’avviso diventato immediatamente esecutivo (è scomparsa la vecchia iscrizione a ruolo con i suoi tempi allungati), può nell’ordine: iscrivere un’ipoteca con comunicazione alla centrale rischi di Bankitalia, pignorare il conto corrente o i crediti verso terzi, oppure far scattare le care vecchie ganasce fiscale sui veicoli. A quel punto ci saranno altri 180 giorni di sospensiva prima dell’esecuzione forzata, ma non è escluso che l’Agenzia delle entrate possa comunque chiedere di iscrivere a ipoteca i beni del contribuente e attuate il famigerato fermo amministrativo delle autovetture. Befera cerca di smorzare i toni: «Abbiamo adeguato la legislazione italiana alle norme europee, dove l’accertamento è sempre immediatamente esecutivo e nei primi 7-8 mesi non cambierà nulla». Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti, tira comunque un sospiro di sollievo: «La norma è concettualmente non condivisibile, ma rispetto alla sua formulazione iniziale è migliorata (era previsto un versamento del 50% della cartella in caso di ricorso; ndr)».
Lo Stato, però, non farà differenza tra gli evasori totali, i debitori cronici e quei contribuenti in regola, ma con problemi di liquidità. Senza dimenticare la non remota evenienza che la cartella possa perdersi in un qualche ufficio postale. Ma con le nuove disposizioni sono attesi 400 milioni di euro che con quest’aria di crisi non si buttano mai via. E poi sono in arrivo altre innovazioni come il potenziamento del redditometro (già a partire dall’anno di imposta 2010) e l’abbassamento delle soglie di evasione che prevedono la carcerazione come pena.
Certo, ci sono anche i benefici della rateizzazione (un milione quelle concesse nel 2010). Il problema è il quantum. Sotto i 5mila euro basta un’autocertificazione, sopra questa soglia occorre presentare un’ampia documentazione (dall’Isee al saldo dei conti correnti). Il problema, perciò, non può non considerarsi politico. «I contribuenti non potranno difendersi da un sistema che per il 40% produce cartelle non veritiere», sottolinea Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum, l’associazione dei consumatori vicina alla Cisl. «Al segretario del Pdl, Alfano, gliel’ho detto che ci sono 1,4 milioni di case ipotecate per contenziosi fiscali», conclude Zamparini. Forse la sintesi l’ha trovata il Senatùr, Umberto Bossi: «Il cittadino che momentaneamente non può pagare non è un delinquente».