Fisco più leggero? Prodi fa spallucce ma la colpa è sua

Sentite questa. «È inutile tentare di diminuire le tasse, di aumentare un poco i salari, se poi i prezzi si mangiano tutto». Non è uno studente ripetente di economia. Non è neanche un comico. Sono parole del presidente del Consiglio il professor Romano Prodi, che risponde così a chi gli chiede cosa si può fare contro i rincari dei prezzi. Sarebbe come se uno di noi dicesse che è inutile imbiancare la casa perché c’è il rubinetto di cucina che perde. Suvvia, ma cosa vuol dire? Si fa l’una cosa e l’altra. Si devono controllare i prezzi, si devono calare le tasse e si devono aumentare i salari. Anche perché, lo sanno anche i gatti, diminuendo le tasse aumentano i salari e le imprese, avendo meno costi, possono tenere anche i prezzi più bassi. Ma si sa, quando il professore si trova di fronte le tasse fa come don Abbondio davanti al pericolo: tenta di cambiare strada e scappa.

I prezzi sono un numero: in quel numero ci sono tutti i costi che l’azienda deve pagare per produrre una merce. Qui Prodi di cose ne avrebbe potute fare tante e, invece, ha fatto il contrario di quello che andava fatto. Ad esempio, appunto, le tasse che pesano sulla busta paga. Per dare 1000 al lavoratore, l’azienda, in Italia, ne paga più di 2000: 1000 al lavoratore e più di 1000 allo Stato in tasse e contributi. Ma Prodi le tasse le ha aumentate e la riforma delle pensioni che aveva fatto Berlusconi l’ha voluta cancellare e quei soldi lì, dei contributi, non diminuiranno negli anni futuri, anzi aumenteranno.

Il professore si sarebbe potuto occupare anche delle strade, dei ponti, delle autostrade. Sa il professore quanto pesa sui prezzi che tutti noi paghiamo quella montagna di soldi che gli imprenditori spendono per spedire le merci da una parte all’altra del Paese? Quanto costano i ritardi, le inefficienze, gli ingorghi? Forse no, se il suo governo ha deciso di buttare via un miliardo di euro per cambiare direzione al tunnel della Val di Susa e non si è dato da fare, invece, per portare avanti il grande piano di opere pubbliche del governo precedente.

Poi, sempre il professore, durante l’intervista si è svegliato e ha scoperto che i prezzi dipendono dall’economia internazionale. Peccato che durante il governo di centrodestra ci spiegava ogni giorno che il governo non faceva quello che doveva fare per diminuirli e che l’estero non c’entrava.
Brutta domenica, signor professore. Diceva Ludwig Wittgenstein che «su ciò di cui non si può parlare, è meglio tacere».