Il fisco scopre l’evasione ma non la incassa

Denuncia della Corte dei conti: solo l’1,2 per cento di quanto
accertato viene riscosso. Si tratta di 600 milioni su 50 miliardi. Dalla stessa indagine dei magistrati contabili emerge che l’esazione
delle tasse sottratte è costata nel 2005 più di quanto non abbia
fruttato alle casse dell’erario

da Milano

Solo l’1,2% dell’evasione scoperta e contestata con una cartella esattoriale finisce nelle casse dell’erario. Lo rileva un’indagine della Corte dei Conti relativa all’efficienza del servizio di riscossione, svolta mentre veniva creata la società Riscossione spa, oggi Equitalia, e subito dopo l’affidamento dell’attività a una società per azioni di proprietà pubblica.
In pratica, a fronte di 49,4 miliardi contestati ai contribuenti nel 2006, solo 609,8 milioni sono finiti concretamente nelle casse dell’erario. I dati, che non tengono conto delle cartelle sospese o annullate, mostrano comunque un miglioramento. Nel 2004 solo lo 0,57% dell’evasione scoperta veniva incassata: in pratica 120,2 milioni contro i 21 miliardi richiesti con le cartelle esattoriali.
Non basta. Dalla stessa indagine della Corte dei conti emerge che la riscossione dell’evasione individuata è costata nel 2005 più di quanto non abbia fruttato alle casse dell’erario.
L’indagine (consultabile anche sul sito della Corte) ha evidenziato che tra il 2001 e il 2006 il rapporto tra i dati dell’affidato netto e il riscosso hanno mostrato un andamento decrescente: dal 6,28% del 2001, si è passati al 3,10% del 2002, al 3,32 del 2003 fino a giungere allo 0,57% del 2004, all’1,21% del 2005 e al 1,23% del 2006. In valori assoluti, nel 2006, su 49,4 miliardi di affidamenti netti, l’importo effettivamente riscosso è stato di 609,8 milioni, pari all’1,23%, in lieve miglioramento rispetto ai dati del 2005, quando per 29,9 miliardi di affidamenti, il riscosso è stato di 361,7 milioni, e rispetto al 2004 quando su 21 miliardi, il riscosso è stato di 120 milioni, pari allo 0,57% (il picco più basso nel quinquennio).
Non ci si è quindi discostati, negli ultimi anni, da una percentuale di rapporto tra i due indicatori, oscillante intorno all’1%, nonostante la riforma del 2005 che è intervenuta a razionalizzare un sistema articolato su 45 concessionari, che operavano in 103 province italiane.
Ma c’è anche un problema di costi dei concessionari. Facendo un raffronto tra le riscossioni e i pagamenti per compensi ai concessionari, la Corte dei Conti ha evidenziato un’incidenza negativa di questa componente di costi. Dall’iniziale percentuale del 31,8% del 2001, «anno in cui è stata rilevante la componente dei residui riscossi nel corso del quadriennio», si è giunti al 181% nel 2005.
La Corte rileva che, a fronte di un incremento nella riscossione, che si è avvicinata al livello raggiunto nel 2002, la spesa per i compensi ai concessionari nel 2005 (pari a 470 milioni di euro) ha superato il doppio di quanto speso nel 2001. Nel 2002 il pagamento erogato ai concessionari è stato pari alle entrate riscosse e le ha superate nel 2003 (con una differenza negativa per 7 milioni e 400 mila euro), raggiungendo nel 2004 un ammontare di 470,9 milioni di euro, pari a circa quattro volte l’entrata (120, 1 milioni di euro) per una differenza negativa di 350 milioni e 737 mila euro.
La Corte ha quindi confermato un giudizio negativo sulla gestione del sistema, prima della riforma del 2005, e ha ribadito che l’«efficacia del nuovo sistema di riscossione e dei suoi effetti migliorativi si potranno valutare solo a seguito della sua piena operatività».