Fisco sulla scia di Vale: evasi 25 milioni

La contestazione dall’Agenzia delle entrate di Pesaro: avrebbe eluso l’Irpef trasferendo fittiziamente la residenza in Inghilterra. Rischia una denuncia e una multa da 100 milioni

Milano - Anche usando come foglia di fico tutti i «se» e i «ma» del mondo, 500 euro di redditi da fabbricati dichiarati nel 730 del 2002 sono troppo pochi. Per cui si è subito impennata la curiosità degli ispettori del fisco. E un imponibile non dichiarato, si lascia intendere, di 60 milioni di euro nel solo quadriennio 2000-2004, fa impennare persino le coronarie. Valentino Rossi, il campione, l’uomo immagine, il fuoriclasse trasversale a tutti gli sport, capace com’è e com’era d’incantare ragazzini e pensionati con le sue scorribande mondiali, da ieri è nei guai per un’evasione fiscale di 25 milioni di euro. E nulla c’entra il presunto amore patinato con la debordante Elisabetta Canalis, né i patimenti del mondiale che doveva essere della rivincita e si sta mestamente catalogando in quello della sofferenza. Molto peggio. Contro Valentino potrebbe esserci una denuncia per «infedele dichiarazione» che scatta quando la cifra è stellare.
Ma se stellare è la somma che il fisco italiano gli contesta, ben peggiore potrebbe essere la multa. L'evasione per 25 milioni, in base alla normativa fiscale, può tradursi infatti in una multa che può variare da due a quattro volte l'imposta evasa, quindi fino a 100 milioni. Di solito, però, si arriva a un accordo col fisco e la sanzione viene ridotta a un quarto più l’imposta evasa.

Fatto sta, quei 500 euro non sono andati giù all’ufficio di Pesaro dell’Agenzia per le entrate, che ha deciso, lo scorso 3 agosto, di notificare a Tavullia, al campione, l’avviso di accertamento per i redditi 2000-2004. Valentino non c’era, era ed è in vacanza (anche se qualcuno giura di averlo visto ieri nel paese). Si tratta dei guadagni incassati dal campione dopo il suo trasferimento all’Honda (dal ’96 al ’99 correva per l’Aprilia, ndr). Fu proprio nel 2000, anche per gestire la crescita esponenziale del fenomeno Rossi, che trasferì la residenza a Londra e la gestione di contratti e immagine venne da quel momento seguita da una società con sede nella capitale inglese.

Questa soluzione, secondo indiscrezioni, avrebbe permesso al campione di dichiarare al fisco solo i redditi prodotti in Gran Bretagna. Per rendere l’idea: Oltre Manica, Valentino veniva tassato unicamente per i guadagni frutto della gara che ogni anno si disputava sull’isola. Infatti, secondo gli accertamenti effettuati dall’Agenzia delle Entrate delle Marche, dall’aprile 2000 il campione avrebbe presentato dichiarazioni minime in Gran Bretagna in quanto residente, ma non domiciliato. Meccanismo che gli avrebbe permesso di avvalersi di un regime agevolato, mentre in Italia dichiarava solo i redditi da fabbricati.

In pratica, dalla tassazione sarebbero sempre rimasti fuori contratti e sponsorizzazioni siglati dalla società inglese. Secondo il fisco, in Italia Valentino avrebbe mantenuto il centro degli affari oltre che un «solido legame di natura sociale e familiare». Un legame sacrosanto che fa ora dire al padre, Graziano: «Non me l’aspettavo, è stata una brutta sberla».