Fisco, Visco costretto alla retromarcia: intesa con le categorie per gli studi di settore

Contrordine, il viceministro costretto a trattare dopo le proteste. L'accordo riguarda, tra l'altro, l’adeguamento al livello minimo, la
motivazione in sede di accertamento e il valore aggiunto per addetto. Montezemolo e Confcommercio "aprono"

Roma - Chiarimenti tra il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco e i rappresentanti delle categorie interessate dagli studi di settore, firmatarie del Protocollo di intesa. Secondo quanto spiega una nota del ministero, oggi i tecnici del viceministro hanno risposto «in pieno alle esigenze manifestate nei giorni scorsi dai rappresentanti delle categorie firmatarie del Protocollo. I punti dell’accordo che necessitano di traduzione normativa sono stati proposti come emendamenti al Disegno di legge 1485 in discussione al Senato. In particolare, i chiarimenti hanno riguardato i seguenti aspetti, spiega il ministero: l’adeguamento al livello minimo, la motivazione in sede di accertamento e il valore aggiunto per addetto.

Adeguamento al livello minimo Considerato che per la definizione degli indicatori di normalità economica è mancato il preventivo parere della Commissione degli esperti, sino alla revisione degli studi e, quindi, fino al superamento degli effetti del decreto del 20 marzo 2007 è ammesso l’adeguamento al livello minimo di ricavi derivante dall’applicazione degli indicatori medesimi, a condizione che tale livello non sia inferiore a quello di congruità puntuale previsto dagli studi.

Motivazione in sede di accertamento La necessità di motivare eventuali accertamenti per la parte di ricavi scaturente dall’applicazione degli indicatori di normalità economica rimane, come onere, a carico della Agenzia delle entrate fino alla sostituzione, a seguito di revisione ordinaria degli studi di settore, degli indicatori approvati con decreto del 20 marzo 2007.

Valore aggiunto per addetto L’indicatore sintetico "Valore aggiunto per addetto" finalizzato ad evitare fraudolente indicazioni di costi per ridurre il livello di congruità richiesto dagli studi di settore, in sede di revisione ordinaria degli studi medesimi verrà superato con l’indicazione di intervalli di costi coerenti con l’attività svolta dall’impresa. L’indicatore valore aggiunto per addetto verrà utilizzato dall’Agenzia delle Entrate quale variabile di controllo in sede di selezione degli accertamenti.

Montezemolo: pronti al confronto Sì ad avviare un confronto sul calo delle tasse alle imprese in cambio di una parte degli incentivi che lo Stato eroga: su questo concordano il viceministro al'Economia, Vincenzo Visco, e il leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente di Confindustria lo aveva proposto qualche giorno fa e il vice-ministro Vincenzo Visco ha accolto l'idea e rilanciato. Lo scambio è possibile. Il governo punta ad un doppio accordo sul fronte della tassazione delle società: da una parte si va verso una profonda revisione per le grandi società che potrebbero vedersi abbassare e in modo "corposo" le aliquote rinunciando però a parte degli incentivi che oggi percepiscono. Per le piccole imprese che aderiscono agli studi di settore sarebbe invece stato raggiunto un accordo che, tradotto in un emendamento al Senato, recepirebbe le richieste delle categorie in vista della revisione di questo strumento. Montezemolo apre: "E' un tema che abbiamo affrontato nella nostra assemblea ci incontreremo senz'altro con Visco e Bersani e vedremo se, come spero, possano esserci le condizioni" per un accordo. Montezemolo ha precisato comunque che non si tratta di eliminare tutti gli incentivi "ma alcuni sì" e che la proposta di Visco sarebbe vantaggiosa per le imprese perché sarebbe più "automatica": ci sarebbero "meno intermediazioni e si consentirebbe alle imprese di avere meno tasse e di evitare tanti passaggi automatici".

Confcommercio: l'intesa è un ravvedimento operoso "Un ravvedimento operoso, ottenuto grazie al dialogo con le categorie". Così Confcommercio commenta l'intesa raggiunta sugli studi di settore nell'incontro fra i rappresentanti delle categorie economiche e i tecnici del gabinetto del vice ministro dell'economia Vincenzo Visco. Questo risultato, spiega Confcommercio in una nota, "ha contenuto le conseguenze negative che le imprese del terziario avrebbero subito, senza eliminare però completamente i due errori da matita blu: la mancata concertazione sugli indicatori e la retroattività dei provvedimenti".

Fabris (Udeur): il governo doveva ascoltarci subito "L'intesa raggiunta oggi tra  Visco e le associazioni interessate dagli studi di settore è un po' il riconoscimento di quanto l'Udeur, a volte isolata nella stessa maggioranza, avesse ragione a farsi carico delle proteste delle categorie produttive": lo afferma il capogruppo dell'Udeur alla Camera, Mauro Fabris, sostenendo che "l'adeguamento al livello minimo di ricavi, derivante dall'applicazione degli indicatori, è un primo risultato anche se il vero obiettivo era superare in tutto e per tutto la circolare di giugno dell'Agenzia delle Entrate". Secondo Fabris, "sarebbe stato meglio se ci avessero ascoltato prima: il governo avrebbe evitato la rottura con intere categorie di produttori. Comunque questo è l'unico modo per riprendere il dialogo con i circa quattro milioni di imprese che erogano il 70% degli stipendi italiani, rispettando quella concertazione fissata nel protocollo firmato a dicembre scorso e disattesa unilateralmente dal governo".