Ma per Fisichella la vera questione è quella nazionale

«Per l’onore e la libertà dell’Italia»: così i rappresentanti delle città lombarde spiegarono a Papa Alessandro III il motivo della ribellione al Barbarossa. Il fatto spiacerà ai militanti del Carroccio che di quella rivolta hanno fatto il loro simbolo, ma è presente all’ex vicepresidente del Senato Domenico Fisichella il quale da sempre si batte affinché le ragioni dell’unità nazionale non vadano dimenticate. Giunta con ritardo a edificare il proprio Stato, l’Italia aveva però già in epoca antica cominciato a costruire una propria identità. Il percorso che da Federico II fino al romanticismo testimonia lo sviluppo di una cultura comune sarebbe, alla fine, sfociato nella costruzione dello Stato che, scrive Fisichella in La questione nazionale (Editoriale Pantheon, pagg. 102, euro 7), nasce unitario e centralizzato «perché non poteva nascere e crescere altrimenti». La stessa Padania, il quotidiano della Lega, pur contraddicendo le tesi dell’autore, lo ha riconosciuto meritevole di rispetto. «Per una critica del federalismo» è il sottotitolo del pamphlet di Fisichella, non pregiudizialmente ostile a un ordinamento su base regionale, ma convinto che non vi siano, da noi, le motivazioni e le condizioni per attuarlo. Il federalismo, se avviene per «aggregazione», costituisce un rafforzamento degli Stati che originariamente affidavano la propria unità ai vincoli, più lassi, di una struttura confederale, come Usa, Svizzera e Germania. Se si procede, invece, per dis-aggregazione, come accadrebbe da noi, il solo esempio è quello, non felice, del Belgio. Non essendo giustificato da fratture interne di natura religiosa, etnica o linguistica, il federalismo rischia di formarsi sulla base degli egoismi delle regioni più ricche. I vari progetti di riforma, poi, elencano le materie di competenza dello Stato, lasciando il resto nelle mani delle regioni che hanno quindi titolo a occuparsi del «nuovo». Lo Stato perderebbe così il valore essenziale della sovranità, criterio della discrezionalità sui temi inediti, oltre a subire infiniti contenziosi con le altre istituzioni.