Fitch: banche italiane solide I mutui non fanno paura

I risultati del primo semestre aiuteranno i big del credito a chiudere bene il 2007

da Milano

Il sistema bancario italiano possiede gli anticorpi per difendersi dall’epidemia provocata dai mutui ad alto rischio americani. A firmare la diagnosi sono stati ieri gli esperti di Fitch, una delle principali società di analisi al mondo, secondo cui i maggiori gruppi creditizi della Penisola chiuderanno l’anno con ottimi risultati malgrado il contagio da subprime continui a spargere i propri microbi all’interno delle arterie del credito europeo.
Una misura di questa crisi di fiducia è data anche dalla flessione superiore al 2% accusata a Londra da Barclays e Royal Bank of Scotland, le due antagoniste che si sono contese il controllo dell’olandese Abn Amro. Non troppo distante la reazione di Piazza Affari dove Monte Paschi ha ceduto l’1,22% a 4,3 euro), seguita da Mediobanca (meno 1,17% a 15,4 euro) e Unicredit (meno 0,7% a 5,9 euro), sulla quale continuano ad addensarsi i timori per alcuni prodotti derivati venduti alle aziende sulla falsariga di quanto accaduto a Italease (meno 1,42% a 13,6 euro).
Malgrado la reazione della Borsa, Fitch è convinta che i grandi gruppi italiani supereranno senza troppe difficoltà anche le turbolenze presenti in questa seconda parte dell’anno. Per corroborare il proprio giudizio la società di analisi ricorda il lavoro svolto dai maggiori cinque gruppi italiani nel primo semestre. Solidità certificata anche da Bankitalia, secondo cui a fine giugno gli utili a livello di settore sono cresciuti di oltre il 50% rispetto a dodici mesi prima. In sostanza, una riserva di energia da qui a fine anno, nella interpretazione di Fitch. Anche perché, scrive l’agenzia di analisi nel proprio studio, «l’esposizione delle banche italiane al settore dei mutui subprime Usa» è scarso e ha lasciato la «maggior parte degli istituti relativamente indenni». Non solo in Italia, prosegue Fitch, il mercato dei mutui continua a funzionare bene, sia grazie alle più severe norme per la concessione del credito rispetto a quanto accade in media negli Stati Uniti sia perché nel nostro Paese l’accesso al settore subprime non ha ancora raggiunto un’ampia scala.
Nonostante le condizioni del mercato, aggiunge pertanto Fitch, «le principali banche italiane hanno avuto accesso al mercato dei capitali anche nel terzo trimestre 2007, con emissioni di titoli di debito anche di considerevoli dimensioni». Una carta in più da giocare ma difficilmente le banche italiane potranno «uscire indenni» dalle turbolenze del terzo trimestre: «i costi di finanziamento sono cresciuti», conclude Fitch secondo cui gli istituti dovranno correggere il disallineamento presente nel proprio portafoglio titoli.