Fitto e i 500 milioni della discordia

Non saranno restituiti, almeno per il momento, al ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto (nella foto), i 500mila euro sequestrati dalla magistratura barese nel 2006 alla formazione politica «La Puglia prima di tutto» ipotizzando la corruzione. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha reso note le motivazioni con cui, lo scorso 19 marzo, ha confermato la legittimità del provvedimento dei giudici. Per la Suprema corte, i giudici «correttamente» hanno messo in rilievo la «possibile dispersione del bene sequestrato in vista di successiva confisca». Insomma, almeno per il momento, nulla da fare per i 500 milioni della discordia. La vicenda è relativa al periodo in cui il ministro era coordinatore regionale di Fi in Puglia. Un «tesoretto» oggetto di un tira e molla, quello che la Cassazione ha congelato. Il gip, nel 2006, lo aveva infatti dissequestrato.