Un fiume di rifiuti nei sotterranei della Darsena

La spedizione tra resti putridi e sanguisughe: «Niente topi, qui non vivrebbero nenche loro»

Cumuli di rifiuti ammassati tra le macerie, cave putride e mai risanate, residui organici ridotti a melma. È lo scenario che gli speleologi dell’associazione Scam (Speleologia cavità artificiali di Milano) si sono trovati di fronte attraversando i sotterranei della Darsena.
La scorsa domenica Gianluca e Davide Padovan che già da qualche anno si occupano di ricerche nel sottosuolo, accompagnati dal giornalista Ippolito Ferrario, autore del libro «Milano Sotterranea e Misteriosa» (Mursia, 2008) e dal fotografo Giacomo Boschi, hanno esplorato il tratto coperto del fiume Olona vicino alla Darsena, che negli anni Trenta era il quinto porto fluviale italiano per tonnellaggio di navi. Ma all’ingresso del canale quella che doveva essere una piacevole «gita» domenicale si è rivelata un percorso a ostacoli tra montagne di rifiuti. Gli scavi archeologici iniziati qualche anno prima erano stati abbandonati, e il canale, glorioso simbolo della «vecchia Milano», è oggi ridotto a ricovero per senzatetto, discarica di rifiuti urbani, e nascondiglio di merce rubata.
«Siamo partiti alle 8,30 - racconta Ippolito Ferrario - e ci siamo introdotti nell’imboccatura del canale che scorre sotto viale Papiniano. Non abbiamo chiesto autorizzazioni al Comune. Abbiamo fatto tutto alla luce del sole e nessuno ci ha fermato: né una domanda, né un controllo, niente. Nessuna forma di sicurezza. Eppure eravamo in pieno giorno, e nel centro Milano. Davanti a noi, un’enorme discarica di rifiuti nel più assoluto degrado igienico e sanitario. Abbiamo percorso duecento metri di canale in mezzo alla melma tra quintali di immondizia: carcasse di automobili, lattine, bottiglie di vetro, sacchetti di plastica, indumenti sporchi. Accanto a noi, una fila di eroinomani che si bucavano, barboni che dormivano, altri che pescavano in mezzo metro di acqua putrida».
La Darsena: un «pezzo» di storia della nostra città, ridotta allo sfascio, a «terra di nessuno». Eppure Milano rimane una città delle acque. Acque che continuano a scorrere nel sottosuolo lungo una fittissima rete di canali ricchi di testimonianze storiche e artistiche. «Si studiano progetti faraonici e dispendiosi di ripristino dei Navigli dimenticando i tesori delle nostre acque sotterranee che dovrebbero essere conservati e valorizzati, anche a fini turistici», continua Ferrario.
Due ore per esplorare un antico corso d’acqua che porta ancora con sé le tracce del suo glorioso passato: un antico ponte in mattoni coperto dall’asfalto, alcuni resti di mura spagnole, solo a tratti risparmiate dal cemento, e cocci di ceramica graffita del XV-XVI secolo. Numerosi gli esemplari di fauna autoctona (aracnidi, conchiglie d'acqua dolce, sanguisughe): «Di ratti invece neanche l’ombra», commentano gli speleologi. Forse quel luogo è ostile anche a loro.