Fiumi di coca nelle tavole: bloccata la «banda del surf»

Bermuda e t-shirt, con un camper trasportavano cocaina dal Perù. Oltre 20 chili di polvere bianca rinvenuta nelle quattro tavole da windsurf che un gruppo di improbabili surfisti romani ha nascosto per quasi 5mila chilometri, dai centri di produzione del Sud America a Roma. Qui i sei personaggi sono stati fermati e arrestati dagli uomini della III sezione criminalità organizzata della Squadra mobile capitolina, da 10 giorni sulle loro tracce. Le accuse? Associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. A capo della banda Paolo Proietti, soprannominato «er grande», nato a Rotterdam e titolare di una ditta d’import-export. Braccio destro suo fratello Jean-Luc, 32 anni, nato in Francia, detto «er biondo». Altri componenti: Agostino Fidelio, 53 anni, «er grasso», titolare di un’azienda a Barcellona, di un villaggio turistico in Ecuador e di una barca Hadar, Fabrizio Pallotta, 35 anni, «er pòrpo», proprietario di un pub a Torvaianica; Massimo Alfieri, 44 anni, «duro da matar», come lo chiamavano i narcos con cui faceva affari e Claudio Ciaschini, 45 anni, «er chimico», proprietario di un ristorante a Tor Pignattara.
Un’inchiesta difficile per gli agenti diretti dal vicequestore Vittorio Rizzi, capo della «mobile», e dal dirigente della «terza» Luca Armeni, sotto la supervisione del pm D’Amato della Dda, la Direzione distrettuale antimafia. Un anno di intercettazioni e pedinamenti per gli esperti antidroga, fino alla partenza dei 6, ufficialmente in vacanza per «cavalcare» onde oceaniche. «Abbiamo ricostruito le rotte del narcotraffico - spiegano in Questura -, dal Sudamerica all’Europa. Dal Perù la coca veniva trasportata a bordo di auto in carichi frazionati, poi nascosta nelle tavole da surf e nei tubolari dei boma. Dall’America Latina le plance venivano spedite in Spagna dove, una volta sdoganate, erano caricate su un camper che viaggiava alla volta dell’Italia». A bordo loro, i surfisti del narcotraffico. Un’impresa pericolosa, soprattutto con gli agenti italiani, camuffati da turisti, alle costole. Dai Paesi Baschi alla Costa Azzurra fino in Italia. Martedì mattina, in una strada di Roma, il fermo, la perquisizione e la scoperta dei panetti di droga. Un piccolo capitale: «Tagliata e venduta all’ingrosso avrebbe fruttato tra il milione e mezzo e i tre milioni di euro» spiegano i poliziotti. Un inseguimento di 4850 chilometri per due di loro, lasciati passare nei paesi stranieri grazie all’accordo di Schengen che prevede «pedinamenti transfrontalieri». Sul mezzo «er biondo», al secolo Jean-Luc Proietti e «er grasso», ovvero Fidelio, vestiti da poco credibili surfisti. Mentre la polizia scientifica setaccia il camper, gli agenti fanno irruzione nelle abitazioni degli altri 4 «patiti delle onde». Secondo la Dda la cocaina sarebbe stata prodotta e acquistata in Ecuador, vicino al villaggio turistico di Fidelio. Da qui, con la barca de «er grasso», portata in Perù, in un centro al confine con il Cile, e inserita nelle tavole da surf. Tavole e boma, infine, affidati a un corriere che li porta in Spagna, in una zona fuori dalla mappatura del narcotraffico.