Fiumicino: dalla Gdf lotta senza quartiere al traffico di cocaina

La notte sembra non calare mai all’aeroporto di Fiumicino, il maggiore scalo italiano con quasi 40 milioni di passeggeri annui.
È perennemente illuminato a giorno per tutti i suoi 78 mila metri quadrati di superficie coperta, nonostante a tarda serata chiudano i negozi, i bar, i ristoranti, i self service e i fast food. Gli uffici delle compagnie aeree assomigliano a tanti armadi con gli sportelli ben serrati e sono pochi i viaggiatori in attesa di imbarco. I quattro terminal riservati ai voli nazionali, internazionali ed intercontinentali appaiono ancora semideserti.
In lontananza le piste sono appena riconoscibili per le file di piccole luci che delimitano un paesaggio, avvolto nel buio più completo che spinge lo sguardo a prolungarsi per scoprire le enormi sagome degli aerei fermi. L’unica zona viva è il bar in prossimità dell’ingresso. Il silenzio avvolge ogni spazio, l’osservatore ha quasi l’impressione di trovarsi in un infinito complesso commerciale poco prima dell’apertura.
Ma all’aeroporto di Fiumicino il sonno non è di casa. Sono ben svegli i 130 baschi verdi del colonnello Francesco Frattini, professionisti della sicurezza appostati in punti strategici, pronti a intervenire a ogni evenienza. «Altrettanto i cinquanta finanzieri che giorno e notte - spiega il tenente Alessio Mauro - controllano i passeggeri in arrivo nell’aeroporto, messi alla prova dai mille ingegnosi nascondigli e metodi d’occultamento escogitati dalle organizzazioni criminali internazionali per introdurre a Roma sostanze stupefacenti».
In quest'ultimo periodo vi è stato un notevole incremento dei corrieri ovulatori, nella maggior parte dei casi sudamericani reclutati per poche migliaia di euro. Il compito di questi body packers è di ingoiare fino a 120-130 ovuli dal peso di 10-12 grammi ciascuno. Recentemente ne sono stati arrestati undici, per un totale di 750 ovuli di cocaina recuperati, per un peso totale di sette chilogrammi.
Nei periodi festivi, quando il flusso di passeggeri arriva a toccare centomila unità giornaliere, i dispositivi di contrasto alla criminalità vengono potenziati: il giorno di Pasqua è stato arrestato un paraguaiano che aveva nel bagaglio 3 chilogrammi di cocaina ovvero circa 100mila dosi, per 2 milioni di euro. Fondamentali nella lotta al narcotraffico sono anche le unità cinofile, da sempre al fianco dei militari nello scovare la droga.
Ore 4.30, iniziano ad arrivare gli aerei. Le fiamme gialle entrano in azione. Iniziano dall’atterraggio del primo aereo proveniente da Lagos. I militari sorvegliano il corretto svolgimento di tutte le operazioni di scarico merci e bagagli. Non appena i passeggeri entrano in aerostazione, pattuglie in borghese intervistano gli elementi più sospetti provenienti dalle mete considerate a rischio. Successivamente, presso le sale di riconsegna dei bagagli, unità cinofile e militari si affiancano per individuare i passeggeri con sostanze stupefacenti. Presso i varchi di uscita altri finanzieri, dopo aver chiesto ai passeggeri se hanno oggetti da dichiarare, procedono all’ispezione doganale del bagaglio. Infine, al di fuori della così detta «zona sterile», tocca alle pattuglie in borghese che seguono i passeggeri sospetti.
Tanti filtri legati al notevole numero dei passeggeri in transito, impossibili da controllare in un’unica soluzione. Così, invece, se si sfugge in qualche modo alla prima pattuglia, è comunque difficile riuscire a farla franca anche con la seconda.
Alle sei l’aeroporto riprende la normale attività. la gente torna ad affollare le sale d’attesa, pronta a partire per le mete più diverse. Ma i militari della guardia di finanza del comando provinciale di Roma, guidato dal generale Andrea De Gennaro, non conoscono tregua e a volte nemmeno hanno il tempo di dormire. Il riposo per loro spesso è un optional. Il pensiero di contrastare il possibile arrivo della droga e mantenere la sicurezza che fa di Fiumicino un aeroporto sicuro ha la priorità su tutto.