Fiumicino, in manette un ladro di bagagli

Telefoni cellulari, sigari e profumi, «spariti» all’interno dei velivoli e nei magazzini aeroportuali

Preso con le mani nel sacco. Ovvero mentre svuota in una busta di plastica nera un trolley pieno zeppo di sigarette, profumi, occhiali da sole. Un dipendente di una società di catering che opera a Fiumicino arrestato, altri otto denunciati assieme a cinque persone esterne, clienti che avevano acquistato incautamente la refurtiva.
«Si tratta di due operazioni ben distinte - spiega il commissario Gianfranco Petralìa, capo della squadra giudiziaria della Polaria -, avviate in seguito a decine di segnalazioni di merce misteriosamente scomparsa. Le sparizioni - continua - avvenivano sia a bordo dei velivoli che nei magazzini aeroportuali». In particolare, è il responsabile di cabina di una nota compagnia aerea a mettere in allarme gli agenti. Il capo steward trova la valigia con la merce in vendita durante il volo, solitamente imbarcata da una società di catering, vuota. I lucchetti saltati e migliaia di euro tra acque di colonia e sigari «Toscano» svaniti nel nulla. Basta fare una serie di appostamenti per beccare l’impiegato «infedele» mentre prova a fare il bis. Arrestato in flagranza di reato, l’uomo, 28 anni di Fiumicino, è finito in carcere con l’accusa di furto aggravato. Al giovane, come prevede il regolamento, è stato ritirato il tesserino d’identificazione aeroportuale ed è stato licenziato in tronco. Durante la perquisizione della sua abitazione, gli agenti hanno trovato, inoltre, 200 grammi di hashish.
La seconda tranche delle indagini prende spunto da quanto raccontano alcune società d’import-export. A sparire, in questo caso, sono i «plichi» contenenti materiale tecnologico. Telefoni cellulari, nel dettaglio, delle migliori marche. «Abbiamo lavorato prima sui tabulati con le chiamate in entrata e in uscita dai telefoni rubati - conclude il commissario Petralìa -. Con quelli siamo risaliti agli acquirenti». Otto i lavoratori denunciati, accusati di furto e ricettazione, mentre per cinque clienti la denuncia è per incauto acquisto. Particolare il modus operandi dei malviventi: lontani dagli occhi indiscreti delle telecamere, favoriti dal buio, sceglievano i pacchi da depredare in base alle bollette doganali. Purtroppo non si tratta di un caso isolato. A finire in galera per furto aggravato, tempo fa, due impiegate AdR, una in servizio al duty-free, l’altra addetta ai bagagli, sorprese dai finanzieri mentre imboscano merce del valore di migliaia di euro. Il «buco» di almeno 5 milioni di euro l’anno, del resto, non poteva certo passare inosservato.
Il sistema è semplice: quando arriva al duty-free l’addetta all’handling, l’amica cassiera le consegna una busta piena di oggetti sottratti nel retrobottega. Ovvero in una zona d’ombra, non coperta da telecamere. Tesserino alla mano la donna oltrepassa senza alcun controllo i varchi doganali, entra in auto e si allontana con il bottino. In casa delle due cinquantenni gli inquirenti scoprono un vero e proprio emporio parallelo: cinquantamila euro di merce pronta per essere venduta a parenti e amici. Prezzi onesti, assicurano le due ladre, scontati del 30 per cento sul listino.