Fiumicino, la politica faccia i bagagli

La vergogna internazionale dell'aeroporto di Fiumicino non è un caso di usuale disservizio tecnico o di incapacità gestionale. È molto peggio. È l'effetto combinato della lottizzazione politica, dei superprofitti di privati cui si è lasciato mano libera, e della condiscendenza di manager e sindacati all'illegalità diffusa.
Non vogliamo entrare qui nel dedalo delle responsabilità per il disastro dei bagagli, la cui dimensione colossale non è di oggi ma risale cronicamente a molto tempo addietro. Superando lo scaricabarile che è un'antica arte italiana, vorremmo però sapere solo cosa ha fatto e dove è stato finora il responsabile dei responsabili, il presidente dell'Ente nazionale dell'Aviazione civile (Enac), Vito Riggio che dal 2003 è al vertice degli aeroporti.
Vale la pena di ricordare che Riggio, già deputato della sinistra Dc, è stato confermato in questi giorni alla testa dell'Enac per merito - dicono le cronache - della sua colleganza con il viceministro Sergio D'Antoni. Voci accreditate sostengono anche che «la conferma della poltrona di Riggio (ma non solo) è dovuta a un baratto Prodi-Cisl in cambio del via libera alla riforma delle pensioni». Se tutto ciò è vero, come pare, ci chiediamo che cos'altro ci si poteva aspettare da un ex deputato divenuto presidente dell'Enac per meriti, diciamo così, «politici».
Se questa è la politica, è altrettanto istruttivo conoscere il reale comportamento degli imprenditori-capitalisti. Con la privatizzazione dell'Iri la gestione di Fiumicino è passata alla Aeroporti di Roma (Adr), cordata dei Romiti, Falk e Sensi che l'hanno tenuta fino a qualche tempo fa. Le cronache testimoniano che i suddetti imprenditori «non hanno mantenuto fede agli investimenti per cui si erano impegnati, hanno contratto una montagna di debiti scaricati sullo Stato, e si sono messi in tasca rilevanti plusvalenze». Pur non essendo esperti di giochi societari, se le cose stanno come descritte, a noi pare che si sia trattato di un grosso danno per l'aeroporto e la collettività nazionale, cosa che non ha a che fare con una responsabile economia di mercato.
Per completare il quadro, si deve accennare al ruolo del management e dei lavoratori variamente sindacalizzati, ed alla gestione dei servizi a terra affidati a quattro società di handling (Alitalia, Eas, Flightcare Italia, Aviapartner), che, oltre a dare prova di un disastro senza precedenti, sono risultate inquinate dalle sistematiche ruberie sui bagagli come accertato da polizia e magistratura.
Per finire non si può tacere sul fatto che anche il direttore di Fiumicino, Vitaliano Turrà, è stato in queste ore confermato commissario straordinario con il compito di raddrizzare l'emergenza. Pur non dubitando della sua competenza, ci domandiamo come si possa affidare un compito così gravoso a chi fino ad oggi ha sopportato, senza dare il segno di una svolta profonda, un caos così grave dato dall'inefficienza delle società di handling, dall'arroganza dei sindacati e dalla mai interrotta illegalità.
Massimo Teodori
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