Fivizzano, il paese dove nascono tutti i capi azzurri

Inopportuno

attaccare i dirigenti
Caro Direttore, intervengo nel dibattito che prendendo spunto dalle «cene romane» dei parlamentari liguri del Pdl ha offerto ad alcuni l'occasione di una neppur troppo celata critica alla gestione di Forza Italia in Liguria ed a Genova sfiorando le figure degli attuali coordinatori regionale e metropolitano.
Avendo aderito a Forza Italia dalla prima ora ed avendo fatto parte senza soluzione di continuità dei direttivi di partito mi sento legittimato ad esporre alcune considerazioni personali.
In primo luogo appare inopportuno trasferire sulle pagine della stampa una discussione che dovrebbe svilupparsi nelle competenti sedi di partito. In secondo luogo è assurdo, per non dire peggio, guastare l'aria pura che si dovrebbe respirare per gli straordinari successi raggiunti dal Pdl in Italia e, clamorosamente, anche in Liguria. D'altronde, mai vi è stato tanto diffuso consenso sul governo a livello nazionale. Nella nostra regione poi per la seconda volta dopo quella conseguita nelle regionali del 2000 il centro destra ha ottenuto la vittoria. Sarebbe leale riconoscere i meriti di chi ha operato insieme a Silvio Berlusconi per questo successo e quindi oltre al Ministro Claudio Scajola anche al coordinatore regionale On. Michele Scandroglio.
Il coordinatore regionale Michele Scandroglio, dopo la opaca gestione dell'Onorevole Emico Nan, ha rianimato Forza Italia in Liguria, come ogni militante deve con onestà intellettuale riconoscere.
Per quanto riguarda la gestione genovese, senza nulla togliere alle capacità dei predecessori è dato oggettivo che la gestione Cassinelli si è contraddistinta per la eccezionale operosità: dibattiti interni, manifestazioni, comizi, organizzazioni di gazebo sul territorio e pure incontri conviviali. Quindi, anche, cene aperte alla partecipazione della base di Forza Italia, ma intese a cementare amicizia e solidarietà politica.
Perché Musso deve restare a Tursi
Caro Lussana, plaudo di cuore alla volontà espressa dal senatore Enrico Musso. Per almeno cinque ragioni, per legge e tradizione, la situazione di Musso richiede una presenza a Genova, in Comune.
1. È l'unico vero leader riconosciuto da elettori di centro destra di voto disgiunto.
2. È il sicuro candidato di centro destra vincente in scadenza di contraddizioni e crisi morale e politica, oltre che giudiziaria, della giunta dell'Unione.
3. Ha una associazione di cultura politica organizzata «The people» e un suo blog per continuare il rapporto vivo e attivo con i problemi dei cittadini nei quartieri e gruppi attivi in consiglio comunale.
4. Non ha mai praticato un rapporto men che corretto e costruttivo con le dirigenze del partito delle libertà e delle sue singole espressioni attualmente vigenti.
5. Lavora con molti di noi a una nuova classe dirigente, che erediti e trasvaluti, in chiave liberale, ogni valore positivo della cultura operaia e popolare, comunista, socialista e cristiana.
Peppino Orlando
della sinistra liberale
e cristiana

Meglio che Enrico

lasci la poltrona
Egergio dott. Lussana,
avevo scritto al senatore Schifani sui doppi incarichi sin dal giorno della sua nomina. So che proprio in questi ultimi giorni il Presidente del Senato ha chiesto ai senatori di fare una scelta e di dimettersi dall'incarico che avevano in precedenza, per poter svolgere con il massimo impegno e serietà il loro incarico.
Noi elettori di Musso glielo chiediamo, perché Lui stesso ha dichiarato che se i suoi elettori glielo chiederanno, si dimetterà! Ebbene, Senatore Musso, dimostri che non è un uomo della Prima Repubblica, attaccato alla poltrona, agli interessi personali, dimostri che segue le linee programmatiche del PdL e si dimetta. Non abbia paura che gli elettori si dimentichino di lei.
Distinti saluti
Graziella Carbone