Flachi: «Come uomo mi hanno lasciato solo»

Un minuto di attesa è un secolo per chi spera, scrisse Eugenio Montale. Figuriamoci per Francesco Flachi, che nei prossimi giorni saprà con certezza se potrà tornare ad essere un calciatore attivo prima del febbraio 2008 oppure se dovrà rassegnarsi a scontare l'intera squalifica di due anni inflittagli per positività alla cocaina. Il dubbio, l'incertezza riguardano il «quando» ma non il «dove» Flachi ricomincerà a calcare i campi da gioco. Di certo, non avverrà con la maglia della Sampdoria sulle spalle. Se ne è avuta la conferma martedì sera, quando nel corso di Gradinata Tv in onda su Primocanale, si è svolto un vigoroso e a tratti commovente botta e risposta a distanza tra l'ex numero 10 blucerchiato (tuttora non assegnato) e il presidente Riccardo Garrone.
Intanto, l'antefatto. Rispondendo a una domanda del caporedattore di queste pagine, Massimiliano Lussana, che gli chiedeva se non gli fosse convenuto, in sede di processo sportivo, «confessare» tutto per ottenere uno scontro di pena, Flachi ha reagito col piglio del toscano orgoglioso, ferito e pure un po' incazzoso: «Ma io l'ho fatto! Ho detto subito che ho fumato, peraltro a mia insaputa, una sigaretta poi rivelatasi alla cocaina ma non mi hanno creduto. Cosa dovevo fare? Ammettere qualche colpa che non ho commesso? Mai e poi mai...». Se non altro, il duello rusticano è servito a fare chiarezza: due anni di squalifica «dovevano» essere e due anni sono stati.
Ma qui casca il secondo aspetto. Flachi, lo ha dichiarato a chiare lettere, non senza magone: «Mi sono sentito abbandonato dalla Sampdoria. Non come giocatore, ma come uomo. Dopo quello che ho fatto per questa società e questa squadra, mi aspettavo un altro trattamento. A prescindere dalla punizione che mi sono meritato e che, come sempre, sconterò sulla mia pelle. Sono caduto tante volte nella vita e tante volte mi sono rialzato. Sarà così anche questa volta», ha aggiunto con tono di sfida.
Poco dopo lo sfogo, gli ha replicato il presidente Garrone, collegato dal golf club di Rapallo dove il Panathlon gli ha attribuito un premio per l'introduzione del codice etico all'interno della sua società. «Il danno arrecato da Flachi alla Sampdoria - ha detto senza mezzi termini Garrone rispondendo alla sollecitazione di Luca Russo - è stato importante. Ciò non toglie che nessuno lo abbia lasciato al proprio destino. Certamente è più facile per un ex compagno di squadra stargli vicino, attraverso sms o telefonate. Per chi ha ruoli di responsabilità, risulta più difficile. Lo constato ogni giorno su me stesso: vorrei fare tante cose e non ci riesco». Discorso chiuso, all'apparenza con delicatezza, in realtà con quella determinazione senza tatto propria del presidente della Sampdoria, poco incline a tornare sui propri passi e spigoloso di natura.
Entrare nel merito della questione è complicato. Non ho mai nascosto di essere legato a Francesco Flachi da affetto e stima. Perché un po' lo conosco e so che è un generoso, con la testa dura come una pietra e il cuore friabile come un biscotto. Mi rendo altresì conto che una società seria debba misurare i propri uomini anche attraverso codici non negoziabili. Però... coltivo una speranza. Che, passata la tempesta, ci si renda reciprocamente conto di una cosa: senza Flachi, la Sampdoria non sarebbe adesso quello che è. Perché provvide lui a toglierle le castagne dal fuoco quando il rischio di bruciarsi era altissimo e i primi passi della nuova società alquanto incerti. Ma anche senza la Sampdoria lui, Francesco Flachi, non sarebbe mai diventato ciò che è, malgrado tutto: ovvero, un simbolo, una bandiera pianta nella Gradinata Sud. Destinata ad essere ammainata per un po', ma non strappata per sempre.