Il flamenco di strada sbatte i tacchi

Il plasticismo classico del balletto, l’energia, talvolta violenta, dell’hip hop, e, soprattutto, la passione indiscutibile e irresistibile del flamenco, senza trascurare una studiata sensualità, la vertigine di un perfetto sincronismo, effetti da grande show hollywoodiano e una sorta di vocazione alla danza e all’ammodernamento della tradizione tradotta in una profonda e sanguigna complicità che dal palco contagia la platea. Punta sulla «fusione» di generi ed emozioni lo stile del gruppo Los Vivancos, composto da sette fratelli - Elias, Judah, Josua, Cristo, Israel, Aarón e Josué - ufficialmente in compagnia dal 2004 ma uniti dall’amore per la danza sin da bambini, che, da oggi al 16 maggio, porteranno la loro personale interpretazione del flamenco, anzi come spiegano «street flamenco fusion», sul palco del teatro Olimpico. Il desiderio di ribadire questa personalità, marcando una netta cesura con lo stile del passato, stereotipato e retrò, ma anche forse con quello di star attuali, è evidente sin dal titolo dichiaratamente autobiografico dello spettacolo, 7 Hermanos, che punta i riflettori sui sette fratelli appunto, decisi a raccontare tutte le sfumature della Spagna, dai virtuosismi tipici al funk, dalla breakdance a vere e proprie acrobazie.
Già acclamati a livello internazionale come il nuovo fenomeno del flamenco moderno, Los Vivancos sono la risposta pop di Barcellona allo stile gitano di Cordoba interpretato da Joaquín Cortés, con l’obiettivo comune di promuovere la cultura della danza spagnola, diffondendola fino a trasformarla in moda.
Le «vivancadas», come gli stessi Vivancos amano definirle, infatti, sono esibizioni ad alto tasso di energia, concepite per stupire il pubblico con la sorpresa di sfide atletiche, mosse rubate alle arti marziali e, perfino, «invasioni» della platea in una ricerca di contatto che è, prima di tutto, conquista dello spazio. Anche emotivo. Tra danza e musica, con un quintetto che suona dal vivo, lo spettacolo corre dalla buleria al tango, da Bach a Paganini, da Dvorak a rumba e funky, con un’ovvia predilezione per le coreografie di gruppo, senza trascurare però assolo o esibizioni a due per lasciare a ogni danzatore la libertà di sperimentarsi e mettersi in mostra. Ma, soprattutto, per raccontare le diverse ispirazioni del flamenco, che ha attraversato secoli e Paesi per arrivare oggi a proporsi in una nuova forma, ancora fortemente legata alla propria storia ma capace di guardare avanti, verso un futuro da conquistare con la fatica e la passione che del flamenco appunto, tradizionale o moderno, sono i fondamenti.