Il «Flauto» di Mozart chiamato alla magia per risollevare l’Opera

Conto alla rovescia anche per il Carlo Felice, che sulla scia degli altri teatri genovesi rialza il sipario giovedì sera (ore 20.30) con uno spettacolo che ormai in tanti conoscono, in città, ma che tutto sommato è sempre un buon, anzi ottimo, investimento. «Die Zauberflote» (Il Flauto Magico), ultima e sublime opera di Mozart su libretto di Schikaneder, torna per la terza volta sul «nostro» palcoscenico con le «storiche» scene di Lele Luzzati e i costumi di Santuzza Calì: si apre così la parte autunnale della stagione, una stagione «vera e completa», come l'ha definita il sovrintendente Giovanni Pacor, «perché il teatro non si è mai fermato e ha continuato il suo percorso, nonostante le difficoltà». Prima fra tutte, ormai è risaputo, l'abbandono di Desirée Rancatore, che oltre al concerto del 9 ottobre scorso ha rinunciato al ruolo di Pamina per un ritardo nel ricevere le parti. Più le solite perplessità su titoli annunciati e poi misteriosamente scomparsi, come l' «Opera da tre soldi» di Brecht/Weill che il Carlo Felice avrebbe presentato in primavera in coproduzione con il Teatro Stabile e il Teatro del' Opera Giocosa di Savona. E che a tutt'oggi rimane ancora un punto interrogativo.
Ma veniamo a «Die Zauberflote», «un'opera straordinaria», come l'ha definita il direttore, austriaco puro, Johannes Wildner, sul podio del nostro teatro per questa attesissima «prima»; e come del resto già si sa, campanilismo (suo) a parte. Una fiaba meravigliosa, profonda, ricca di significati simbolici e di densità drammatica, universalmente riconosciuta come capolavoro assoluto della storia della musica. E che il tocco inconfondibile di Luzzati colora ancor più di magia e fascino. «Il ricordo di Lele è sentito e doveroso - ha esordito Boris Stetka, che riprende la nota regia di Daniele Abbado, unendosi alla sentita e visibile commozione di Santuzza Calì - Perché è la prima volta del "suo" Flauto senza di lui e perché siamo convinti che la sua versione sia veramente qualcosa di speciale, non solo qui in Italia».
Cast giovanissimo, con i ragazzi dell'Opera Studio, prescelti nella selezione che il teatro ha organizzato agli inizi di settembre; più la prestigiosa eccezione di Eva Mei, chiamata a sostituire appunto la Rancatore nel ruolo di Pamina, che fa un po’ da spalla e da guida a tutti questi nuovi ed entusiasti talenti.
Da segnalare che nel Grande Foyer del teatro, in occasione della messa in scena dell'opera (fino al 17 novembre), sono a disposizione degli spettatori le tavole originali del film d'animazione ispirato al capolavoro mozartiano, realizzate da Luzzati e Giulio Giannini nel 1978; e in più alcune tavole del libro edito per la prima volta in Inghilterra nel 1971.