Flavio Oreglio: «Faccio ridere dubitando di tutto»

Domani all’Idroscalo uno show del comico di Zelig: «Mi interessa far divertire il pubblico per raccontare»

Igor Principe

Un celebre aforisma di Bertrand Russell recita: «La principale causa di tutti i guai del mondo al giorno d’oggi è che gli stupidi sono assolutamente sicuri di se stessi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi».
Sotto questa luce, lo spettacolo che Flavio Oreglio terrà domani sera all’Idropark Fila per la rassegna Idroscalo in festa (ore 21.30) è destinato agli intelligenti. Il suo filo conduttore, infatti, è il dubbio. «Ci saranno ampie digressioni sul senso del dubitare», racconta l’artista, noto al pubblico come quel poeta «catartico» che all’improvviso irrompe sul palco di Zelig, declama versi dalla spiazzante irriverenza e guadagna le quinte con passo spedito. «Dubitare di tutto, oggi, è pratica consigliabile, perché l’inganno è dietro l’angolo - prosegue -. Entri in un locale, conosci la ragazza dietro al banco, ti dice che si chiama Margherita ma quando arrivi al dunque scopri che non è vero e che non è proprio una margherita. Partiamo da cose così, insomma, per toccare poi argomenti più ampi. C’è sempre molta attualità, nei miei spettacoli».
Allora capisci quanto importante sia parlare di un bene prezioso come il dubbio, essenza di quel pensiero liberale che fa da insuperabile antidoto contro ogni fondamentalismo. Una medicina necessaria, di questi tempi, che tuttavia Oreglio somministrerà aiutandosi con bicchieri colmi non d’acqua, ma di risate. Perché per lui, queste non sono puro contorno, ma strumento per la narrazione. «Credo che i comici si dividano in due categorie - spiega -: quelli che raccontano per far ridere e quelli che fanno ridere per raccontare. I secondi mi interessano di più. Se il pubblico ride significa che è attento e sta cogliendo ciò che vuoi dirgli. È una regola che vale nell’insegnamento, nelle conferenze e nella comunicazione in generale. Così determini l’effetto catartico, solo che la catarsi non è, come nell'antica Grecia, il tragico. È il comico».
Eccolo l’aggettivo - catartico - che tanto ha segnato la carriera di Oreglio. Dopo averlo ascoltato, deduci che dietro al suo personaggio si nasconda un complesso studio d’immagine condotto a tavolino. Invece, niente di più spontaneo. «Io entro in scena e dico che il momento è catartico. E per il pubblico sono diventato, appunto, il poeta catartico. Ma quello non è un personaggio: è Flavio Oreglio. Nei miei spettacoli non c’è una carrellata di figure, ma ci sono io con quello che so fare da quando, vent'anni fa, ho cominciato questo mestiere: il teatro-canzone».
Arte che vanta una tradizione nobile, terreno prediletto da chi ha dimestichezza non solo con le parole, ma anche con gli strumenti musicali. Nel caso di Oreglio, sono la chitarra e il pianoforte. Quest’ultimo più della prima: «È lo strumento che ho studiato di più, e con cui mi accompagno quando canto le mie canzoni». Le chitarre, in questo spettacolo che è parte di un'ultimo tour, prima di lavorare a un nuovo show, le suonano Two guitars player's (Marino Bonino al contrabbasso, Lorenzo Arco alle chitarre acustiche, elettriche e ukulele, Andrea Vandoni al violino e Stefano Covri alla chitarra acustica), gruppo che affiancherà il protagonista nel suo districarsi tra musica e parola. «Questo genere, intrecciando i due elementi, ti consente un confronto libero con le idee e il mondo, dandoti sempre cose nuove da raccontare - dice Oreglio -. E il suo ambiente vitale è lo spettacolo dal vivo». Ovvero la dimensione prediletta dall’artista. «I libri e i dischi sono un contorno, un prodotto derivato dagli spettacoli live. Tutto nasce per il palco di un teatro. Anche quello che faccio in televisione, che considero un mezzo di informazione, uno strumento per far conoscere il mio lavoro. Anche perché, tra la tv e il teatro, cambia tutto: il racconto, la tipologia di umorismo - conclude -. In tv gli spettatori vedono un tizio che sta fermo per un paio di minuti dietro ad un leggio a dire poesie: mica penseranno che dal vivo lo spettacolo sia tutto così».