Con la flemma inglese di sir Alex il Manchester addormenta i rivali

Il manager ignora Totti: «De Rossi e Mancini fenomeni»

«La Roma dispone di grandi giocatori come De Rossi e Mancini», firmato Ferguson, manager del Manchester United.
Sir Alexander Chapman Ferguson è uno che ha la faccia scavata dal sole come quella dei marinai. Come quella di suo padre che il mestiere lo faceva veramente ma da manovale in un cantiere navale, anche se poi giocava a calcio, e probabilmente più che discretamente, con il Glentoran nella A irlandese.
Il padre di Sir Alex giocava per staccare, Sir Alex invece per guadagnarsi direttamente il pane. Ha girato mezza Scozia con un paio di scarpe da football in mano, fino a quando i Rangers lo hanno cacciato dopo un umiliante 4-0 in una storica Old Firm del ’69 che valeva una coppa di Scozia. Allora si è messo ad allenare, non subito il Man U, ma a un certo punto ci è arrivato e non ha più smesso di razziare. Lo chiamano nel 1986, impiega quattro anni poi inizia a picchiare forte, nel 1990 vince la coppa d’Inghilterra, lo scorso anno la Coppa di Lega, su 16 stagioni ne buca solo tre. Nel 1996 vince campionato coppa d’Inghilterra e Supercoppa inglese, nel 1999 coppa dei Campioni, campionato e coppa d’Inghilterra, tutto questo mentre scopre Beckham, mette in squadra Scholes, fa giocare assieme i fratelli Neville, riceve in casa il giovane gallese Ryan Giggs che voleva tornare da mammà, inizia a prendersi a seggiolate con Roy Keane, caccia «saponetta» Barthez dopo l’ennesima malefatta. Quindi se adesso dice che i talenti della Roma sono De Rossi e Mancini, Sir Alex non si è dimenticato di Totti, ma lo ha volutamente ignorato, iniziando quel lento logorio ai fianchi dell’unico talento italiano in circolazione, perché lo teme e perché sa che Francesco vale i suoi Ronaldo e Rooney. Ora qualcuno giudica questo Manchester come il più talentuoso, il più imprevedibile e anche il più solido club inglese di questi ultimi dieci anni. E non è un caso che stia guidando la premier league. Eppure si è qualificato con una furbata di Ryan Giggs sul campo del Lilla e al ritorno con una rete al 72’ del trentacinquenne svedese Larsson segnata nel momento migliore dei francesi. Due risultati identici e striminziti contro la più debole delle 16 squadre approdate agli ottavi dopo i gironi di qualificazione. Sir Alex lo sa, ma sa anche che questo club non vive solo del suo presente. Irretisce gli avversari con la stessa flemma che usa con i suoi, mercoledì sera ha messo il vecchio Larsson da solo là davanti sapendo che gli avrebbe fatto l’ultima partita nel suo club: «Vedi se ti riesce di rimanere in campo per almeno mezz’ora», gli ha chieso, e questo qui dopo un’ora e mezza gli ha segnato il gol partita. Sa come cavare acqua dal deserto il santone di Glasgow e come Larsson gli ha fatto il gol, lo ha sostituito togliendoselo dai piedi come un pesce puzzolente.