Il Fli apre le porte agli immigrati ma non fa rientrare i «cervelli»

RomaIl Fli da tempo vuole aprire le porte agli immigrati ma da oggi vorrebbe sbarrare la strada del rientro ai cervelli italiani in fuga. Frantumando, tra l’altro, l’immagine di un Terzo polo unito e coeso, esistita soltanto nelle intenzioni di chi lo compone. E compiendo una vera e propria capriola, visto che alla Camera i futuristi - all’epoca ancora pidiellini - votarono compatti per il «sì» al provvedimento.
Il capolavoro è andato in scena ieri al Senato con il via definitivo alla cosiddetta legge «attrai talenti». Un provvedimento bipartisan, visto che i primi firmatari sono Enrico Letta del Pd, Stefano Saglia del Pdl e Silvano Moffa, ex finiano ora nel gruppo Misto. Fli, ansioso di smarcarsi e dare ulteriori calcetti negli stinchi alla maggioranza, ha votato contro mentre soltanto i radicali si sono astenuti. E l’Udc? «Parleremo con una voce sola», gongolava Bocchino dopo l’annuncio della nascita del Terzo polo. Invece no. Ovazioni da parte dei centristi visto che per Dorina Bianchi (Udc) «l’approvazione del disegno di legge “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori” rappresenta un passo importante nella direzione di voler far crescere il nostro Paese premiando concretamente il merito».
Nel dettaglio la legge prevede che i cittadini della Ue, nati dopo il primo gennaio 1969 e laureati, se rientreranno a lavorare in Italia, avranno uno sconto fiscale dell’80% per le lavoratrici e del 70% per i lavoratori fino al 31 dicembre 2013. Benefici fiscali che decadranno se il lavoratore non resterà in Italia almeno 5 anni. Si tratta, insomma, di una calamita fiscale per favorire il ritorno in Patria di nostre eccellenze fuggite oltreconfine. «Insieme alla riforma universitaria - ha affermato il senatore del Pdl Stefano De Lillo, uno dei promotori dell’iniziativa legislativa - l’Italia in questo modo guarda al suo futuro, ai giovani laureati con il chiaro intento di aumentare il tasso qualitativo della nostra classe dirigente e della nostra impresa». Se l’applauso arriva da tutto il centrodestra ma anche dal Pd, dall’Udc e perfino dall’Italia dei valori, dai futuristi arriva un inspiegabile niet. «Questo provvedimento è assolutamente inutile ed ipocrita. È solo un manifesto demagogico di cui potranno usufruire solo pochi furbacchioni», ha detto in Aula il presidente della commissione Finanze, Mario Baldassarri. Giudizi sprezzanti, insomma, dallo stesso senatore che appena tre giorni prima aveva espresso parere un tantino differenti: «Vareremo un provvedimento che agevoli fiscalmente il rientro dei cervelli italiani dall’estero ma dobbiamo a mio avviso fare ben più che un’agevolazione fiscale». Così, nonostante gli attuali componenti del Fli lo scorso maggio alla Camera abbiano votato con convinzione la legge, ieri hanno cambiato idea e detto di «no».
Forse la loro attenzione è rivolta maggiormente agli immigrati, seguendo il nuovo verbo del proprio leader Fini. Il quale non da oggi preme sul tasto del politicamente corretto auspicando un «nuovo patto di cittadinanza e la sua necessaria estensione ai nuovi italiani». Tradotto: diamo la cittadinanza breve agli stranieri e apriamo le porte a chi bussa da fuori. Più esplicito, Fini, lo fu lo scorso maggio quando diede la linea così: «I pregi della democrazia non consistono nella podestà di chiudere totalmente le frontiere bensì nella capacità di prestare ascolto alle richieste di coloro che, per motivate ragioni, bussano alle porte». Per gli immigrati porte spalancate, per i talenti no.