Fli esce, Schifani e Fini domani al Colle Berlusconi e Bossi: "Fiducia o elezioni"

Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio si sono dimessi dal governo. Urso: &quot;Al voto anticipato Fli in un’altra coalizione con Casini, Lombardo e Rutelli&quot;. Fini: &quot;La classe dirigente ha smarrito la dignità&quot;. Sacconi: &quot;Si consuma il tradimento&quot;. Vertice della Lega, poi Bossi va ad Arcore. Patto tra premier e Senatùr per la resa dei conti in parlamento. Finanziaria e poi voto di fiducia. Prima al Senato e poi alla Camera. Unica via d'uscita il voto<strong><a href="/interni/berlusconi_il_colle_sciolga_camera_governo_fli_dimissioni_irrevocabili/15-11-2010/articolo-id=487089-page=0-comments=1">
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Roma - Dopo l'addio di Fli la maggioranza prova a serrare i ranghi e a pianificare le prossime mosse. Lo stato maggiore della Lega guidato da Umberto Bossi si trova faccia a faccia con Silvio Berlusconi e i suoi luogotenenti ad Arcore. Un "patto di ferro" tra i due alleati. Così chi, del Pdl, ha partecipato al vertice di Arcore commenta la linea decisa tra il Cavaliere ed il Senatùr. Berlusconi e Bossi hanno deciso di andare avanti con il governo senza dimissioni del premier né un Berlusconi bis. Dopo la finanziaria, è la decisione presa, la parola passerà al parlamento: se non dovesse essere approvata la fiducia la richiesta sarà quella delle elezioni.

Il vertice di maggioranza E' durato poco più di due ore il confronto tra Berlusconi e lo stato maggiore della Lega. All'incontro erano presenti anche i tre coordinatori nazionali del Pdl,Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini, oltre che il Guardasigilli Angelino Alfano. Per la parte leghista, Bossi era accompagnato dai ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli, oltre che dal governatore piemontese Roberto Cota, dal presidente dei deputati Marco Reguzzoni, dal segretario lombardo Giancarlo Giorgetti e dal figlio Renzo Bossi. Di oltre due ore di confronto non è trapelato nulla. Anzi, al termine del vertice, la delegazione leghista ha lasciato la residenza del premier, senza rilasciare dichiarazioni, in un lungo corteo di auto. Lo stesso copione seguito qualche ora prima, nel pomeriggio, nella sede federale della Lega in via Bellerio, dove i vertici del Carroccio avevano tenuto una riunione di un paio d'ore proprio in vista dell'incontro con Berlusconi.

I finiani fuori dal governo Dopo averlo minacciato più di una volta per i finiani è arrivato il giorno del "non ritorno", che vuol dire uscita dal governo. L'ennesima spallata per aprire la crisi e mandare a casa Berlusconi. Le lettere di dimissioni dal governo del ministro Andrea Ronchi, del viceministro Adolfo Urso e dei sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia sono state spedite dalle rispettive segreterie. Le lettere di dimissioni, ha spiegato Buonfiglio, sono composte da "tre righe asciutte, senza commenti". Solo tre righe per porre fine a un progetto politico che, appena due anni fa, aveva ricevuto un ampio consenso da parte degli elettori. Ma i finiani vanno avanti sulla propria strada. Intanto domani Napolitano vedrà Schifani e Fini. E' il segnale che, in qualche modo, il Quirinale intende "pilotare" la crisi".

La lettera di dimissioni I gruppi parlamentari di Fli, sottolineano in una nota i capigruppo di Senato e Camera, Pasquale Viespoli e Italo Bocchino, evidenziano il "venir meno del rapporto fiduciario nei confronti del governo", ma assicurano il sostegno alla manovra. "I gruppi parlamentari di Fli nel prendere atto delle dimissioni rassegnate in data odierna dal ministro Ronchi, dal viceministro Urso e dai sottosegretari Buonfiglio e Menia, evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario nei confronti del governo, e confermano altresì, con profondo senso di responsabilità, il proprio impegno a sostenere nell’interesse del Paese la legge di stabilità e di bilancio".

Fini e Schifani domani al Quirinale Il presidente del Senato Renato Schifani e quello della Camera Gianfranco Fini andranno domani pomeriggio al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A quanto riferito da una nota della Camera, l’incontro sarà dedicato all’esame delle prossime scadenze dell’attività parlamentare.

Urso: nostra proposta è chiara "Stamattina, come annunciato, ci saranno le dimissioni irrevocabili degli esponenti di Fli al governo", conferma il coordinatore di Futuro e libertà e viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, a SkyTg24. "La nostra proposta politica - spiega - è stata chiara, è una proposta a tutte le forze del centrodestra per una nuova maggioranza; se a questa proposta c’è una risposta negativa, non tanto da Bossi quanto da Berlusconi che sembra arroccarsi nel suo palazzo, noi apriremo comunque una nuova stagione politica e determineremo la crisi politica".

Se si vota con Casini, Rutelli e Lombardo Se si dovesse arrivare al voto anticipato "per scelte altrui traumatiche", il Fli - ribadisce Urso guarderà ad "un’altra coalizione di centrodestra con forme che si richiamano alle forze del popolarismo europeo, quindi con Casini, Lompardo, Api e comunque con le altre forze sociali e produttive del Paese che vogliono nel centrodestra e dal centrodestra cambiare e rinnovare la politica, voltare pagina e fare davvero le riforme".

Fini: "Classe dirgente senza dignità" "Tra le responsabilità della classe dirigente c’è anche quella di aver smarrito quel senso della dignità, della responsabilità e del dovere che dovrebbero essere proprie di chi è chiamato a ricoprire cariche pubbliche. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, come prevede un articolo della Costituzione che è tra i meno citati e conosciuti" è uno dei passaggi del discorso del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, in apertura della presentazione del rapporto "L’Italia che c’è", di Italia decide presieduta da Luciano Violante.

Sacconi: ritiro Fli segna tradimento Con il ritiro della delegazione di Futuro e libertà dal governo "si sta consumando il tradimento". Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se questo ritiro segni l’avvio formale della crisi di governo, a margine di un incontro organizzato da Confindustria Udine a Cividale del Friuli (Udine). "Il Presidente del Consiglio - ha proseguito Sacconi - dovrà ora innanzitutto verificare se ha il consenso in Senato. Se non ci dovesse essere nelle Camere il consenso io credo che gli italiani non possano essere espropriati del loro diritto di scegliere chi li guida".

Cicchitto: errore non giustificato "Si tratta di un grave errore politico", afferma il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, commentando la decisione dei finiani. "Errore -spiega- non fortemente giustificato perché a fine settembre Fli aveva ribadito la sua fiducia al governo Berlusconi".

Al governo con l'Udc? Dipende da loro L’ipotesi di un governo con l’Udc appare molto incerta a Sacconi: "Dipende soprattutto dall’Udc che mi sembra molto incerta, come a suo tempo ha sostenuto una laicista, parlo della Bresso in Piemonte. L’Udc mi sembra spesso tentata - ha aggiunto il ministro - da alleanze strane per un partito che si definisce cattolico: guarda ad un laicista come Fini o guarda a laicisti come è il gruppo dirigente del Pd". Per quanto riguarda il Carroccio, invece, sacconi non ha alcun dubbio: "La Lega è un alleato fedele come i fatti hanno sempre dimostrato".

Rutelli: battesimo terzo polo? Siamo già alla cresima "Siamo già un pezzo avanti, forse alla cresima". Risponde così il presidente dell'Api, Francesco Rutelli, ai microfoni di Agorà, in onda su Raitre, alla domanda se l'incontro tra Fli, Udc e la stessa Api, alla convention dei Liberaldemocratici sabato scorso, sia stato il battesimo di una nuova alleanza per il terzo polo. 

Capezzone: ora Fini si dimetta da presidente Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, chiede che, dopo le dimissioni degli esponenti di Fli dal governo, Fini si dimetta da presidente della Camera: "Oltre alle dimissioni anche troppo a lungo preannunciate dai quattro esponenti finiani, servirebbero quelle di chi, come Fini, come non è mai accaduto a questi livelli nella storia della Repubblica, sta usando un incarico super partes in modo partigiano e fazioso".