Fli, i senatori ribelli restano ma giurano guerra Viespoli: "Venute meno le prospettive politiche"

A Palazzo Madama il Fli è al collasso. Riunione fiume tra i "malpancisti": Viespoli e Saia vogliono lo strappo ma prevale la linea di Baldassarri. I ribelli restano ma in modo critico. E Bocchino denuncia: "Manovra di Palazzo". Ancora in forse il futuro di Urso. Responsabili a quota 28

Roma - L'espressione è del Senatur, ma calza a pennello. "I finiani sono volatilizzati". Un fuoco di paglia. Non è nato nemmeno da un anno che già il partito di Gianfranco Fini si sta polverizzando dal parlamento. "Abbiamo preso atto del venir meno sul piano politico del gruppo al Senato", ha sentenziato il capogruppo uscente, Pasquale Viespoli, alla fine di una riunione fiume con i "malpancisti". Dopo le defezioni di Menardi e Pontone, ci sono altri sei senatori che sono pronti a dire l'addio al presidente della Camera. Diverso l’intendimento di Saia e Viespoli: entrambi nel corso della riunione avrebbero chiesto di abbandonare in blocco il gruppo, ma per ora senza esito. I "dissidenti" resteranno in modo critico.

Il gruppo viene meno sul piano politico Per ora la maggioranza degli otto senatori rimasti nel gruppo di Futuro e Libertà a Palazzo Madama si oppone alla scissione. Dopo oltre quattro ore di riunione, a tratti tesissima, Valditara, Baldassarri, Germontani, Digilio e De Angelis hanno deciso di non abbandonare il gruppo. Diversa la posizione di Viespoli e Saia, entrambi favorevoli a uno strappo (in particolare il secondo). Baldassarri aveva stilato un documento nel quale, pur criticando la gestione attuale del partito, esprimeva la volontà di restare ancorato al progetto futurista. Proprio nello studio di Baldassarri è proseguita, senza Viespoli e Saia, la riunione dei senatori contrari alla scissione. In bilico, per ora, la senatrice Contini. 

Lo scontro Bocchino-Viespoli "Esodi di massa da Futuro e Libertà non ce ne sono". Ad assicurarlo - nonostante la prova dei fatti - è proprio Bocchino denunciando che è in atto "un’operazione di Palazzo con l’acquisizione di alcuni parlamentari". Ai microfoni di Omnibus, Bocchino dice di non essere preoccupato se Fli non avrà un gruppo al Senato, "neanche Casini ce l’ha". Poi assicura: "Il partito è vivo e vegeto: siamo come quelli che manifestavano in piazza Tien An Men e Timisoara: a mani nude contro i carri armati". Viespoli insorge al solo sentir parlare di "manovre di palazzo" o di "potere finanziario del premier". Parla, invece, di scelte "coraggiose e disinteressate". "Io sto nel palazzo e mi occupo del palazzo, ma non delle manovre del palazzo - spiega - ogni scelta andrà quindi rispettata perchè sarà una scelta politica".

Cresce il numero dei "responsabili" Sei deputati del Pdl passano al gruppo dei "responsabili" alla Camera, che raggiunge così quota 28, indispensabile per riequilibrare i numeri della maggioranza e quelli dell’opposizione nelle commissioni. Ad iscriversi al nuovo gruppo, ha annunciato in aula a Montecitorio in apertura di seduta il vicepresidente Maurizio Lupi, sono Giancarlo Lehner, Giovanni Mottola, Andrea Orsini, Gerardo Soglia, Maria Elena Stasi e Vincenzo Taddei. Lupi ha ufficializzato anche l’uscita dal gruppo di Fli alla Camera di Roberto Rosso e Luca Barbareschi: Rossi è rientrato nel gruppo Pdl, mentre Barbareschi si è iscritto al gruppo Misto. 

Fuoriusciti anche dal Pd Anche il gruppo guidato dall’ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, attende a breve un nuovo arrivo: quello di Claudio Molinari, moderato trentino eletto nel collegio di Rovereto e già sindaco di Riva del Garda e consigliere regionale della Margherita. Molinari, proveniente dalle fila del Pd, è considerato vicino al presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dellai. La decisione di Molinari di lasciare il Pd non sarebbe stata ancora ufficializzata, ma dovrebbe essere formalizzata in queste ore. Il passaggio del deputato trentino dal Pd all’Api potrebbe avere delle ripercussioni anche sulla vicenda degli autonomisti della Svp, dopo le dichiarazioni della senatrice Helga Thaler che ha annunciato la scissione dal gruppo dell’Udc a palazzo Madama. Dopo l’arrivo di Emanuela Baio Dossi la settimana scorsa, sempre dal Pd, con l’ingresso di Molinari il gruppo dell’Api al Senato raggiunge quota sei senatori.