Il Fli ormai ne perde uno al giorno: anche Barbareschi sbatte la porta

L’ennesimo deputato finiano passa al Misto e accusa Fini: "Pagliaccio
io? No, sono leale". Tentati dalla fuga pure i moderati Urso, Ronchi e
Viespoli. Gli ex membri del governo scioglieranno le riserve oggi e pensano di fare un altro partito

Roma - Decisione attesa, forse scontata, sicuramente non facile. Luca Barbareschi ha lasciato il gruppo di Futuro e libertà alla Camera, ennesima uscita da Fli da quando, al congresso fondativo di Milano, è stato fissato un organigramma dominato dai «falchi». Proprio dai più duri oppositori del berlusconismo, che si prefiggevano di ribaltare, ma che oggi si trovano a fronteggiare uno stillicidio di defezioni quotidiane.
Barbareschi aderirà al Gruppo misto, non è in vista un suo ritorno al Pdl, come è accaduto per i colleghi Roberto Rosso e Luca Bellotti. Pesa il veto di Ignazio La Russa («se entra lui usciamo in 50»), ma anche l’incertezza sulle decisioni che prenderanno gli altri scontenti di Fli.
Lontano sul piano personale da Gianfranco Fini, che gli aveva dato del pagliaccio e al quale ieri ha risposto: «Vorrei ricordargli che i pagliacci spesso fanno ridere, ma sotto il trucco pesante si nasconde lealtà e sensibilità anche verso il piccolo circo a cui si appartiene». Ormai lontanissimo anche politicamente da Fli dominata da Italo Bocchino e Fabio Granata, partito che «dice che è tutta colpa dei soldi di Berlusconi e tenta una nuova piazza Loreto costruita su di un moralismo ridicolo, dimenticandosi che proprio tre mesi fa qualcuno si propose come vicepresidente del consiglio di Silvio Berlusconi».
Nonostante le riserve degli ex An del Pdl, sulla collocazione di Barbareschi non ci sono dubbi, come dimostrano le reazioni alla sua decisione. «Una persona intellettualmente onesta e per bene. Ne sono testimone personale» ha detto il ministro alla Cultura Sandro Bondi. Carmelo Briguglio di Fli, passa a conclusioni hard: «In Parlamento vengono praticati per lo shopping di deputati e senatori gli stessi metodi usati per le prestazioni delle escort delle notti di Arcore».
Il fatto è che i giochi nel partito di Fini non sono chiusi. Questa settimana saranno in molti i delusi dalla linea e dal nuovo gruppo di vertice a sciogliere le riserve. A partire da esponenti di primo piano come Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pasquale Viespoli. Urso dovrebbe dire cosa farà in tempi brevi, probabilmente già oggi. Le opzioni aperte per i moderati di Fli sono restare nel partito finiano e fare opposizione, magari con dei ruoli. All’ex viceministro al Commercio estero era stato prospettato un posto da referente di Fli nel terzo polo.
Ma in queste ultime ore i delusi stanno valutando altre opzioni e tra le tante sta prendendo quota quella di costituire un’altra organizzazione politica, che stia comunque nel Terzo polo, ma che guardi verso il centrodestra. Un processo di medio termine, che potrebbe cominciare in Parlamento, con la costituzione di un sottogruppo all’interno del misto alla Camera. Domani saranno i senatori, capeggiati da Viespoli e in larghissima parte delusi, a decidere cosa fare.
Segnali che lasciano sempre meno dubbi sulla collocazione politica del partito futurista. «È il fallimento di un progetto nato solo per contrastare Berlusconi», spiega il coordinatore del Pid ed esponente di Iniziativa responsabile Saverio Romano. Oppure, come ha sintetizzato l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari a Radio2 Days, condotta da Michele Cucuzza, le categorie di destra e sinistra non hanno più senso e Fini, ormai su alcuni temi, «è più a sinistra di me».