«Flightplan», thriller d’alta quota per Jodie Foster

È il momento dei thriller d’alta quota, dove la paura ed il mistero, l’ansia ed il terrore, si mescolano all’interno di un aereo in volo. Così, dopo il discreto successo del recente Red Eye è da qualche giorno nelle sale il ben più atteso Flightplan, interpretato da Jodie Foster. La quale è il «plus» di una pellicola che, altrimenti, sarebbe stata accolta senza particolare enfasi.
Invece, l’interpretazione di Jodie è da chapeau, capace, da sola, di tenere desta l’attenzione dello spettatore, specie in una seconda parte che delude e non poco. Peccato, perché nella prima ora, tutto sommato, il film riesce a catturare la platea, incollandola a degli enigmi che lasciano spazio a più di una possibile soluzione.
La Foster interpreta un ingegnere aeronautico, in volo, su un jumbo jet, verso New York, per accompagnare la salma del marito; il tutto, per dargli la sepoltura in patria, dopo la prematura morte avvenuta per una caduta dal tetto della loro casa berlinese.
Kyle, il suo personaggio, si appisola sul volo e al risveglio scopre che sua figlia Julie non è più con lei. Inizia a setacciare l’aereo ma senza trovare la bimba di otto anni. Lancia, come logico, l’allarme ma il problema è che Julie non risulta nella lista passeggeri. Oltretutto, arriva la comunicazione via radio che Julie non sarebbe mai salita sull’aereo perché morta, anche lei, a Berlino.
Da qui al pensiero, di pilota ed equipaggio, che la donna sia emotivamente fuori di testa, il passo è breve. Addirittura, viene chiesto aiuto ad una psicologa (Greta Scacchi) per aiutare la «presunta» madre a superare il trauma. Un bel mistero e tanta suspense che, però, vengono vanificati nei momenti clou con una serie di inopportuni e telefonati colpi di scena. Peccato perché la Foster, già brava nel film fotocopia Panic Room (ma la memoria va anche a The Forgotten con Julianne Moore) qui si supera.
Molto gradevole è Elizabethtown diretto dal talento di Cameron Crowe. Protagonista è Orlando Bloom che qui veste i panni di un designer di scarpe che viene licenziato dopo aver causato alla ditta per cui lavora danni per centinaia di milioni. Quasi sull’orlo del suicidio, riceve la telefonata della sorella che le comunica la morte del padre. Si imbarca su un aereo per fare ritorno ad Elizabethtown, sua città natale; durante il volo, fa amicizia con la hostess Claire (Kirsten Dunst) che gli farà ritrovare fiducia in se stesso.
Il film è brillante, soprattutto perché sfoltito nel finale rispetto a quello proiettato a Venezia. In particolare, da non perdersi i primi quindici minuti velenosi ed impietosi sui mali della provincia, tipico biglietto da visita delle pellicole di Crowe. Come la suggestiva colonna sonora, non a caso uno dei punti forza, da sempre, nella filmografica dell’ex giornalista di «Rolling Stones». E, tra le tante chicche, come non citare Susan Sarandon che balla il tip tap sul celebre motivetto di Moon River.
I film più visti a Milano
dal 31 ottobre al 6 novembre
1) The interpreter; 2) La sposa cadavere; 3) La tigre e la neve; 4) Oliver Twist; 5) Flightplan; 6) The legend of Zorro; 7) Niente da nascondere; 8) Elizabethtown; 9) La fabbrica di cioccolato; 10) Romanzo criminale.
maurizio.acerbi@ilgiornale.it