Il flirt dell’Ansa con la macchina del fango

Il pasticcio dell’agenzia: riceve e pubblica una lettera degli scontenti del Pdl. Ma dei firmatari non c’è traccia. La replica: "Il documento ci è stato consegnato da un deputato del Pdl". Cicchitto attacca: "Maldestra operazione di disturbo. E qualcuno fa il nome di Bocchino

Roma È una trama davvero intricata, disseminata di accuse, sospetti e buchi neri, quella che si sviluppa attorno alla vicenda della «lettera fantasma» dei dissidenti del Pdl pubblicata dall’Ansa. Un documento anonimo che sarebbe stato consegnato da un parlamentare di Via dell’Umiltà alla prima agenzia di stampa italiana e sulla cui paternità non esistono conferme ma soltanto una raffica di smentite, oltre all’assenza di qualunque elemento certo sulla datazione.

Un bel pasticcio che scatena la reazione decisa del Pdl che attacca l’Ansa accusandola di essere venuta meno ai propri doveri di verifica o peggio di essersi prestata a fare da megafono a una patacca. Il primo ad accendere i riflettori sulla vicenda è Fabrizio Cicchitto. «È evidente che con la lettera anonima ci troviamo di fronte a una maldestra operazione di disturbo fatta per attutire l’effetto politico della lettera autentica, quella all’Ue». Una tesi rilanciata da Maurizio Gasparri. «Che vengano diffusi da agenzie documenti anonimi, evocando poi nomi di parlamentari che hanno decisamente smentito loro presunte adesioni a fronde, è un fatto molto grave». Si affida all’ironia Gaetano Quagliariello. «La cosiddetta lettera degli scontenti sembra un inedito di Pirandello: nessuno l’ha scritta, nessuno l’ha firmata». Mentre Pietro Laffranco individua una sorta di «pericolo emulazione».

«Una lettera anonima pubblicata con tale enfasi alimenta il pericolo che episodi come questo possano ripetersi in futuro, a zero rischio per chi si espone a una simile scorrettezza. Credo sia la prima volta per la politica italiana che si verifica il caso di dichiarazioni anonime che innescano un dibattito».

Critiche e affondi da parte dei parlamentari del Pdl si moltiplicano lungo l’arco della giornata. E così il direttore dell’Ansa, Luigi Contu, una lunga storia professionale da cronista parlamentare alle spalle, decide di rispondere alle osservazioni con un comunicato. «Il documento diffuso dall’Ansa è stato consegnato ai colleghi della redazione parlamentare da un deputato del Pdl al quale gli autori della lettera avevano chiesto la firma». «Abbiamo ritenuto di pubblicare la notizia considerandola rilevante precisando che non era possibile sapere, al momento, chi avesse firmato la lettera. Naturalmente l’Ansa tutela le fonti, spetta ai promotori dell’iniziativa assumerne la paternità».

La smentita, però, non convince il Pdl che mette nero su bianco un’altra secca controreplica. «Poiché siamo certi che l’Ansa non abbia omesso di scrivere i nomi di quanti avrebbero firmato il fantomatico documento anonimo, l’unica soluzione possibile è che di firme in calce alla lettera finita in mano ai giornalisti non ce ne fosse neanche una» scrive l’ufficio stampa del Pdl. «Di conseguenza più che di dissidenti si dovrebbe parlare al singolare, cioè di dissidente. Ma poiché‚ neanche la fonte sembra aver firmato l’anonimo, abbiamo ragione di credere che non esista alcun dissidente».

Al netto della polemica Pdl-Ansa, nel partito di Via dell’Umiltà si moltiplicano illazioni e ipotesi sulla genesi della lettera. C’è chi pensa a un «riciclaggio» di un documento risalente a circa tre settimane fa o un falso d’autore. Chi, come Osvaldo Napoli, ritiene che il documento fosse stato preparato dai «frondisti» per portarlo alla luce in caso di rottura tra Roma e Bruxelles. Chi, nel Pdl, sospetta addirittura che possa esserci stato un depistaggio esterno e che Italo Bocchino possa essersi fatto promotore di una azione di disturbo in territorio avverso. Piero Testoni, deputato del Pdl, infine, parla di «polpetta avvelenata preparata ad arte in ambienti non necessariamente politici».

Nessuno, però, è in grado di mostrare alcuna «verifica probatoria» delle sue tesi. E a rendere ancora più intricata la matassa contribuisce anche Roberto Antonione, parlamentare tra i più critici, che prima a Repubblica dichiara: «Di questa lettera non so niente». Poi in serata cambia idea e fornisce una versione diversa. «Io quella lettera l’ho vista e i colleghi con i quali ne ho parlato ne condividono l’impianto politico».

E anche Fabio Gava, sempre in serata, fa sapere di aver visto «il documento nel quale si chiede a Berlusconi un cambio di passo. Dopo gli impegni assunti in Europa dal governo la mia opinione è che alcuni contenuti siano modificabili». Un commento che non fa chiarezza né sulla datazione né sulle firme poste in calce al documento e non dissipa le ombre e le nebbie di una vicenda oscura.