Il «flirt» Telecom-Authority fa infuriare gli altri gestori

da Milano

I concorrenti di Telecom Italia dicono no di fronte alle «notizie apprese da organi di stampa secondo i quali l’autorità sta attivamente procedendo ad una negoziazione bilaterale sul futuro della rete dell’ex monopolista, senza il coinvolgimento degli altri operatori sul mercato».
La preoccupazione viene espressa in una lettera inviata all’autorità per le comunicazioni - ha spiegato Radiocor - in cui 8 rivali chiedono, tra l’altro, di «essere uditi con urgenza».
In pratica Bt, Colt, Fastweb, Tiscali, Vodafone, Tele2, Welcome Italia e Wind, che già il 28 febbraio scorso avevano chiesto congiuntamente al presidente dell’Authority Corrado Calabrò di essere uditi sulla questione open acces (ossia sulla nuova divisione creata da Telecom per la rete), lamentano che non sia stato dato alcun seguito alla richiesta di audizione e chiedono nuovamente di «essere uditi con urgenza al fine di garantire la necessaria partecipazione e trasparenza sulle attività in corso, elementi indispensabili al fine di definire un nuovo assetto regolamentare presupposto di un mercato realmente libero e competitivo». «È evidente - si legge ancora nella missiva - come le tematiche relative agli aspetti regolamentari e modalità di accesso alla rete dell’operatore dominante abbiano impatti fondamentali su tutti gli operatori sul mercato anche tenuto conto degli investimenti effettuati e futuri».
Le società concorrenti di Telecom rivendicano «il ruolo svolto nell’aumento della diffusione della banda larga nel paese, nonchè nella realizzazione e sviluppo di infrastrutture alternative che hanno a oggi posto l’Italia tra i paesi all’avanguardia in europa nello sviluppo di reti Ngn».
In tale ottica, scrivono, «riteniamo che una discussione sulle modalità di incentivazione non possa non prendere in considerazione l’esistenza di altri operatori».
La parola ora torna a Calabrò, che in una delle sue recenti esternazioni aveva dichiarato che il tema della rete si trova «a un discorso su cui cerchiamo di stringere, le posizioni non coincidono, loro fanno resistenza, noi pressione», auspicando di arrivare a un risultato entro la data dell’assemblea dell’autorità del 15 luglio, «ma per fare gli accordi dobbiamo essere in due».
Per i concorrenti, viceversa, per fare degli accordi occorre un tavolo allargato che comprenda anche la loro presenza e non una intesa esclusiva tra l’Authority e Telecom.