Dal flop del Capodanno in piazza si salva solo «san» Lorenzo. Jovanotti

Un flop. Pesante. Costosissimo. Trecentomila euro che solo in parte gli sponsor hanno pagato. Trecentomila euro per diecimila persone. Il Comune ha speso 30 euro a testa per il Capodanno di diecimila persone. Cifre ufficiali (anche se il Comune riesce a scrivere che nella piazza delle feste dell’expo ci stanno «oltre 30mila persone»), le stesse che un anno fa, quando freddo e pioggia erano ancora più insopportabili, parlavano di centomila persone in piazza. Un Capodanno per pochi intimi, per pochi appassionati di Jovanotti, che pure sul palco ha fatto di tutto per far pentire i genovesi rimasti a casa. Quasi tutti giovani e giovanissimi, diversi anche arrivati da fuori Genova, per un appuntamento che non offriva altro che il concerto di Lorenzo Cherubini e che ha visto solo l’area del Porto Antico affollata peraltro senza troppe difficoltà per gli spazi disponibili e i molti ombrelli aperti.
Un errore di valutazione sottolineato da una piazza De Ferrari deserta, da una via Venti Settembre che sembrava un anti-isolone vietato ai pedoni. Insomma, tutti ai piedi di Jovanotti, perché era l’unico spettacolo che passava il convento. E che comunque si è dimostrato uno spettacolo a tutto tondo, non un semplice concerto. Lorenzo non ha solo chiuso il suo «Safari-tour» a Genova, non ha solo scelto il Bigo come location per la sua ultima tappa. Ha fatto qualcosa di diverso. Ha animato e trascinato Genova. Ha retto da solo la serata. Ha cantato brani di altri artisti, ha soprattutto dedicato l’evento a Fabrizio De André con un riarrangiamento di «Bocca di Rosa» e altre canzoni immortali. Ha lasciato senza parole (ma in senso letterale) la sindaco Marta Vincenzi, che dopo la prestazione dello scorso Capodanno, ha preferito salire sul palco lasciando persino l’incombenza di fare gli auguri alla città a cinque bambini che teneva per mano.
Sindaco che ha visto aggirare in mille modi diversi anche la sua ordinanza con cui vietava l’uso e persino il trasporto di bevande alcoliche di qualsiasi tipo e in qualsiasi contenitore. I genovesi si sono arrangiati, ma non hanno certo ubbidito. E così bottiglie di spumante e lattine di birra saltavano fuori da cappotti e caschi di moto, mentre c’è chi addirittura ha colto l’occasione per fare affari d’oro. Due ragazze si sono organizzate con vin brulé e un cocktail di rum e succo di pera acquistabile per 2 euro e mezzo a bicchierino di plastica su una bancarella spuntata a pochi passi da San Lorenzo. Più vicino all’area del Porto Antico ha agito invece il titolare di un chiosco che, divieto o no, vendeva bottiglie di birra e altri alcolici nascosti in sacchetti anonimi.
Il flop della serata organizzata in piazza è confermato dai dati dell’Amiu, subito in campo per ripulire la città. La quantità di rifiuti in vetro raccolti in strada è stata dimezzata rispetto agli anni precedenti, mentre le 20 tonnellate di rifiuti solidi segnalano un buon lavoro da parte dei locali che hanno accolto molti clienti, genovesi cioè disposti a uscire e a spendere ma non a partecipare al programma in piazza. Spicca inoltre un dato in controtendenza, che è quello dei materiali ingombranti, mobili ed elettrodomestici o simili, perché l’unica abitudine che non sembra passare è quella di liberarsi della roba vecchia la notte di Capodanno. I circa 80/90 operai Amiu che insieme a una squadra della Geam hanno lavorato in porto e in centro, hanno fatto trovare al risveglio una Genova già pulita. E la fontana di piazza De Ferrari funzionante ieri mattina, è stata l’ennesima conferma che a pensare positivo c’era solo Jovanotti.