Il flop della Jervolino Svanito in cinque anni il sogno di Napoli

Così il sindaco, boicottato dalla sua maggioranza, ha fallito l’obbiettivo del rilancio. E lascia il capoluogo campano nella peggiore crisi della sua storia

Fabrizio De Feo

nostro inviato a Napoli

Aveva promesso che si sarebbe tirata su le maniche e avrebbe lottato per portare a Napoli una nuova primavera, regalando sostanza alla stagione estetica e cosmetica di Antonio Bassolino. Alla fine la marea l’ha sopraffatta. E la missione napoletana di Rosa Russo Jervolino si è trasformata in un flop, in una missione in cui, per sua stessa ammissione, ha dovuto «mangiare pane e amarezza» e rispondere a «molte bordate di fuoco amico». Alla prova dei fatti la veste di sindaco di Napoli si è rivelata più pesante di quella da ministro degli Interni all’epoca della guerra nel Kosovo, di quella da ministro dell’Istruzione ai tempi dei tagli alla scuola, di quella da ministro del Lavoro in un momento drammatico come la morte di Donat Cattin. Galleggiare nelle acque sempre più torbide della sua maggioranza è diventato impossibile. E in lei è maturata la scelta di abbandonare la nave ai suoi scricchiolii e non ripresentare la propria candidatura.
«La Jervolino si è ritrovata all’improvviso senza più sponsor, prigioniera dei giochi interni e degli apparati della sinistra: una condizione insostenibile» spiega Amedeo Laboccetta, storico esponente napoletano di An.
«Lei ci ha creduto ma si è arresa quasi subito. E la sua rassegnazione oggi si specchia nella rassegnazione della città. Ha ragionato come se fosse un piccolo dirigente di periferia invece di giocarsi la partita della vita. Non ha voluto osare. Eppure di opportunità ce ne sono state: dalla Coppa America al rilancio dell’autorità portuale realizzato solo grazie all’azione del centrodestra, al progetto per la bonifica di Bagnoli mai decollato. La conseguenza è che oggi la città è preoccupata, spaventata, incapace anche solo di pensare la speranza. E le madri se prima dicevano ai figli “resistete”, ora li invitano a lasciare Napoli e andare a studiare o lavorare fuori finché sono in tempo. Le colpe naturalmente non sono solo sue ma di tutta la sua maggioranza. Ma il suo abbandono è un gesto sicuramente diseducativo».
Per scattare una fotografia fedele del distacco creatosi tra la Jervolino e i “suoi” consiglieri basta entrare in consiglio comunale. Al Maschio Angioino il sindaco gode di una maggioranza bulgara. Se all’inizio della legislatura il centrosinistra poteva contare su 36 consilieri contro i 24 del centrodestra, oggi quello scarto (con i cambi di casacca di cinque esponenti della Cdl) si è ulteriormente allargato e l’Unione raggiunge quota 41 consilieri. Ciononostante in consiglio i malumori verso il sindaco si sono tramutati spesso in piccole rappresaglie, in continui ostruzionismi «da fuoco amico». Con la conseguenza che la Jervolino per 52 volte non è riuscita a convocare il consiglio per mancanza del numero legale. Una défaillance che si è ripetuta l’ultima volta lunedì scorso quando i presenti in aula erano appena 24. «Qui per il comune si vota a giugno. Se annuncio adesso che me ne vado non mi rispondono neanche più al telefono» diceva in privato la Jervolino alcuni giorni fa, facendo capire quanto fosse difficile relazionarsi con l’egemonia dei Ds e con il loro vizio di dividere la stagione del centrosinistra in due fasi contrapposte: da una parte il “rinascimento” degli anni Novanta, dall’altra la decadenza dell’ultimo quinquennio. «Prodi mi ha detto scherzando: non si può perderti d’occhio un minuto che combini un guaio. Poi mi ha anche ribadito che stava scherzando» ha raccontato ieri. I due, probabilmente, avranno anche parlato di altro. Per Rosa Russo Jervolino, infatti, ora si apriranno le porte del Parlamento. C’è chi la vorrebbe capogruppo, chi azzarda una candidatura alla presidenza di Palazzo Madama.
Quel che è certo è che il suo nome, sulla scheda elettorale, campeggerà come capolista per la Margherita in Campania. Se il suo futuro personale è costellato da questa certezza, lo scenario che si spalanca per l’Unione assomiglia molto a un grande punto interrogativo. Un’incognita che allunga la sua ombra sui rapporti tra alleati. All’ombra del Vesuvio, infatti, la tensione tra i Ds e la Margherita è palpabile. Per la successione, Francesco Rutelli sponsorizza il parlamentare e medico epatologo Riccardo Villari che gode anche del beneplacito di Ciriaco De Mita. La Quercia, però, non nasconde le proprie resistenze di fronte a una possibile candidatura del “transfuga Villari” (in passato ha militato nella Cdl. E punta piuttosto su Teresa Armato, attuale assessore regionale in quota Dl. I Ds, poi, spingono per le primarie.
Ma la Margherita non le vuole, tanto più dopo la sconfitta del proprio candidato alla Regione Siciliana. Di fronte a un braccio di ferro di questo tipo (che qualcuno prevede possa risolversi con un conclave ristretto tra Bassolino e De Mita e in un ticket blindato, con il sindaco assegnato alla Margherita e il vicesindaco ai Ds nella persona di Andrea Cozzolino), non è escluso che possa spuntare un terzo incomodo, ovvero una candidatura estranea ai partiti, come quella di Guido Trombetti, rettore dell’Ateneo napoletano. Ma alle viste si annunciano rese dei conti e un sonante tintinnare di coltelli. Come nella migliore tradizione dell’arena politica partenopea.
(1. continua)